Il Governo appeso al filo

Letta_sliderMentre il Pdl per il momento lo sostiene, è dal Pd che sembrano arrivare i veri problemi per Letta

 

 

ROMA – E’ tutto appeso ad un filo, che può spezzarsi da un momento all’altro. La situazione in cui si trova il governo guidato da Enrico Letta vive con sempre più difficoltà lo scontro con Silvio Berlusconi sui suoi casi giudiziari, anche perché da parte del Pd è emersa con prepotenza in queste ore la mai sopita insofferenza per l’alleanza con il Cavaliere.

Una fragilità dell’esecutivo che è dovuta ovviamente anche alla posizione, via via sempre più intransigente, del Pdl nei confronti della decisione della Corte di Cassazione di anticipare a fine luglio l’udienza del processo Mediaset che ha come imputato Berlusconi. Ma se dal Pdl, quanto meno nella sua ala più oltranzista, non si poteva attendere altro – anche se in queste ore l’ex premier ha imposto ai suoi un basso profilo e assicurato il sostegno all’esecutivo – è dal Pd che sembrano arrivare i veri problemi per Letta.

Detonatore di tutto è stata la decisione di votare a favore, mercoledì scorso, della sospensione dei lavori parlamentari per alcune ore, venendo incontro alla richiesta avanzata dal Pdl (che in origine chiedeva tre giorni di stop) per permettere ai suoi deputati di riunirsi e valutare la decisione della Cassazione. Una parte del Pd ha colto al balzo la scelta dei propri gruppi parlamentari per andare all’attacco del gruppo dirigente e di Guglielmo Epifani in particolare. Una azione dettata in tutta evidenza da motivi precongressuali e dietro la quale molti vedono la mano di Matteo Renzi, sempre più lanciato – a differenza della posizione assunta alle primarie, quando per contrastare Pier Luigi Bersani sosteneva la necessità di ”aprire’ se non a Berlusconi al suo elettorato – verso un antiberlusconismo senza se e senza ma e quindi verso una messa in discussione della scelta governativa del Pd. Una strategia che punterebbe, sembra chiaro, a provocare una crisi di governo per andare a nuove elezioni ritenendo, il sindaco di Firenze, di avere dalla sua la maggioranza dell’elettorato del Partito democratico.

I malumori del Pd non si fermano però solo alla scelta di consentire la sospensione dei lavori parlamentari ma si ritrovano anche in chi ha votato a favore dello stop. Ieri 70 senatori (che fanno parte di quelli definiti ‘governisti’) hanno sostenuto in un documento come la gestione della richiesta del Pdl – verso la quale si sono espressi a favore – sia stata gestita con superficialità, senza adeguata spiegazione (all’interno e all’esterno del partito) della posizione assunta. Un documento per rivendicare il passo compiuto, accusando il partito di non difenderlo adeguatamente. ”Appare in gran parte incomprensibile – scrivono i senatori – l’occasione che sta perdendo il partito di spiegare e valorizzare le scelte, certo faticose e non facili, dei suoi parlamentari”.

Ora ”basta autogol, serve uno scatto d’orgoglio”. Successivamente arriva una lettera che 13 deputati democratici vicini a Renzi indirizzano al segretario del Pd, Guglielmo Epifani, e al capogruppo alla Camera, Roberto Speranza. ”Di fronte ai veri e propri insulti rivolti da colleghi Pd ad altri deputati del gruppo, crediamo che sia opportuna una valutazione da parte vostra sulla vicenda, per capire se non siano stati superati i confini minimi della correttezza e della decenza”, scrivono i deputati facendo riferimento a frasi particolarmente forti rivolte da un collega del gruppo parlamentare ad altri deputati democratici che non hanno votato a favore della sospensione dei lavori. ”Si tratta di episodi – aggiungono – che non esitiamo a definire gravi, poiché legittimano addirittura l’insulto pubblico per chi non si allinea, in presenza peraltro di decisioni poco chiare e discutibili che hanno fatto parlare di cedimento a Silvio Berlusconi. Di fronte all’assenza di smentite, che alimenta un clima di scontro e di assoluta mancanza di rispetto tra colleghi di partito, ci chiediamo se situazioni del genere possano essere accettate in un contesto politico comune”.

Scambi di lettere, accuse, divisioni che mostrano come la scelta di appoggiare la richiesta del Pdl sia stata mal digerita e che lanciano un campanello d’allarme per la tenuta del governo. Anche perché sono azioni, iniziative che arrivano da chi non ti aspetti. Ed è per arginare questa deriva che va letto evidentemente l’intervento, arrivato ieri in serata, di Guglielmo Epifani, che cerca di riportare le cose nel giusto alveo, attaccando il Pdl. I senatori e i deputati ”’hanno ragione – dice Epifani, che ieri ha visto il presidente della Repubblica – perché loro lamentano che tutto lo sforzo che stanno facendo nelle aule del Parlamento per approvare decreti e disegni di legge che migliorano la condizione del paese vengono considerati come se nulla fosse e invece possono essere utili a rendere migliore la condizione di chi drammaticamente vive questa crisi”. Ciò che è successo in Parlamento, spiega, ”non è andato come è stato raccontato. Noi abbiamo sventato con forza un tentativo di Aventino parlamentare del centrodestra. Hanno chiesto di fare delle riunioni e le hanno fatte, come sempre nel passato. Oggi (ieri, ndr) il Parlamento ha lavorato a pieno ritmo, noi vogliamo difenderne il ruolo”. Infine definisce ”schizofrenico” e ”in difficoltà” il Pdl, che ”genera instabilità per il governo”, aggiungendo che ”cosi’ non si può andare avanti, serve un chiarimento”.

Un Pd in difficoltà e disunito – come sempre più spesso gli accade in occasioni di particolare rilievo e delicatezza, basti ricordare la spaccatura sull’elezione del Capo dello Stato – a cui fa paradossalmente da contraltare un Pdl ricompattato dalla vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi. Un Pdl sul quale il governo di Letta dovrebbe poter contare (in questo senso vanno gli ultimi interventi del Cavaliere), almeno fino al pronunciamento della Cassazione. E’ infatti nell’interesse dell’ex premier – i cui legali, Coppi e Ghedini, sono al lavoro per trovare gli estremi per un rinvio dell’udienza e appigli giuridici che permettano di evitare la condanna di Berlusconi – mantenere un profilo basso, non urlato nella vicenda ed impegnarsi invece nell’approvazione di quei provvedimenti economici attesi dagli italiani, come la riformulazione (lui ne chiede l’abolizione) dell’Imu e il blocco dell’aumento dell’Iva. E magari andare allo scontro con il Pd, e alla crisi di governo, dopo l’estate, quando si potrà verificare l’azione dell’esecutivo in campo economico ed addossare al partito di Epifani le colpe per quanto non si fosse riuscito a fare.

Nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl svolto ieri Berlusconi ha sostenuto che c’è chi non vuole un ”’un governo di pacificazione”, sottolineando comunque come non sia in discussione la tenuta dell’esecutivo. ”Il governo va avanti”, ha assicurato. Detto questo l’ex premier ha ribadito la sua intenzione di lanciare la mobilitazione del partito a livello territoriale sui temi della giustizia, per spiegare ai cittadini cosa succede. Passando per l’invito ai cittadini a firmare i referendum dei radicali sulla giustizia. Berlusconi ha anche rilanciato su Forza Italia, sostenendo che emoziona di più del Popolo della libertà. Forza Italia, ha spiegato, si richiama all’appello del ’94, a persone che non si erano mai occupate di politica perché sentissero il dovere di occuparsene. Un accenno a Beppe Grillo, nel giorno in cui M5S chiede l’oscuramento delle reti Mediaset: è un bluff, i sondaggi sul suo movimento sono in picchiata. Tutto dunque rimane appeso ad un filo e questo filo porta dritto alla annunciata udienza della Cassazione per fine mese.

E’ facile prevedere, come d’altronde spiegato da Renato Schifani, che in caso di condanna il contraccolpo sul governo sarà molto forte, forse fino alla crisi. In attesa avanti come se nulla fosse da parte del Pdl. E il Pd? Anche la formazione di Epifani va avanti, ma verso il congresso, con il governo e il sostegno dato a Letta che sembrano diventare sempre più pericolosamente terreno di scontro per i futuri assetti del partito.

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