Ancora aziende in fuga dall’Italia

industria_chimicaLa Lyondell Basell, una delle grandi aziende chimiche del mondo, lascia Terni e ridimensiona Ferrara

 

 

ROMA – Questo giornale aveva deciso di non dare più notizia dei “decessi” quotidiani di aziende industriali italiane. Fare la conta (metaforica) dei morti non è mai un’occupazione gradevole, anche se la si facesse in maniera fredda e anonima come fa ogni giorno il “Sole 24 Ore”.

Ma se servisse a richiamare le coscienze dei governanti sulla gravità dei dati, sulle conseguenze drammatiche dell’occupazione, sul declino inarrestabile dell’industrializzazione nazionale, saremmo i primi a riprendere il conteggio. E invece tutto sommato la denuncia è assolutamente inutile, serve solo a fini statistici e ad aprire l’ennesimo tavolo di confronto governo-azienda-sindacati al ministero del (sotto)Sviluppo economico, destinato come gli altri a rimanere senza esito.

Oggi però facciamo un’eccezione alla memoria del più grande chimico italiano, il premio Nobel Giulio Natta. A lui era stato infatti intitolato lo stabilimento di Ferrara che era stato della Montecatini, poi della Montedison e attualmente della multinazionale americana Lyondell Basell, tra i più grandi produttori al mondo di polipropilene.

Anche questa avventura industriale pare destinata a conclusione ingloriosa. Ne danno notizia i segretari generali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil che hanno scritto una lettera al ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, denunciando la programmata chiusura dello stabilimento di Terni e il drastico ridimensionamento del budget del Centro Ricerche “Giulio Natta” a Ferrara.

Sembrerebbe il solito caso di crisi industriale. Ma non è così, la Lyondell Basell gode ottima salute: il fatturato a livello consolidato viaggia intorno ai 48/51 miliardi di dollari, il margine operativo lordo è tra i 4,6 e i 5,8 miliardi e il valore del titolo a Wall Street dai 21 dollari del collocamento nel 2010 è arrivato oggi a 68 dollari.

La verità è un’altra. Si tratta della fuga di un’altra grande azienda dal nostro Paese, dove le condizioni per gli investimenti industriali si sono fatte proibitive. “In concreto – scrivono infatti i responsabili sindacali – si sta definendo un quadro di alleggerimento della presenza Lyondell Basell in Europa e in Italia a vantaggio del trasferimento oltre oceano di produzioni e innovazione, riducendo il sistema industriale italiano e determinando condizioni di svantaggio per le filiere produttive direttamente a valle dei cicli produttivi (biomedicale, automotive, edilizia, ecc.)”.

Da qui la richiesta sindacale di incontro urgente con il ministro, anche per non far passare sotto silenzio la grave emorragia che sta subendo la chimica di base in Italia, strategica per la competitività dell’intero sistema industriale del nostro paese.

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