Industria dell’auto, le velleità di un ministro

Auto-industria-sliderLa costituzione di una ‘Consulta Automotive’ lascia molti dubbi sulla sua utilità ed efficacia 

 

 

 

ROMA – Il comunicato stampa del Mise è di quelli che sembrano aprire il cuore alla speranza:”Il ministero dello Sviluppo Economico ha accolto la proposta dell’Anfia, l’associazione delle industrie automobilistiche italiane, di costituire una ‘Consulta Automotive’, task force operativa in cui le componenti pubblica e privata condivideranno e proporranno politiche industriali volte alla salvaguardia, al rilancio e alla crescita delle attività manifatturiere di uno dei settori trainanti dell’economia nazionale, che vale l’11,4% del Pil e impiega 1,2 milioni di lavoratori”.

E’ noto che quando non si sa che pesci prendere si costituisce una commissione di studio o un comitato di saggi per studiare il problema e suggerire soluzioni. E’ sempre stato così e il ministro Zanonato non smentisce la regola. Nel caso in specie tuttavia c’è un “piccolo” particolare, nascosto nelle pieghe del mercato italiano, che getta nel ridicolo anche l’escamotage studiato dal ministro per guadagnare tempo.

In Italia non c’è una “componente privata” del settore automobilistico. C’è la Fiat, anzi la Fiat Chrysler e basta, che il suo piano per il nostro Paese l’ha già fatto per conto suo, senza sentire nessuno, e poi l’ha anche disfatto. E quando qualcuno ha chiesto timidamente a Marchionne che cosa ci fosse concretamente nel suo progetto ‘Fabbrica Italia’, è stato preso a pesci in faccia e liquidato con un secco: “Fabbrica Italia non è mai stato un piano finanziario, ma l’espressione di un indirizzo strategico. Fiat, come ogni suo concorrente, riesamina continuamente i propri piani e ha la necessità di poterli adeguare alle condizioni di mercato”. Così morì Fabbrica Italia senza essere neppure mai nata.

Alla luce di questa situazione, più volte ribadita a chiare lettere da Marchionne e quindi immune da qualsiasi equivoco, non si capisce se l’iniziativa di Zanonato sia una burla o la pia illusione di uno sprovveduto neofita a digiuno delle cose di mondo.

C’è in effetti da sbellicarsi dalle risate a sentir dire che “la Consulta affronterà l’attuale stato di crisi del settore definendo un piano strutturato e di medio periodo, sul modello di quanto fatto in Gran Bretagna con l’Automotive Council, mirando a risultati concreti per il comparto, con l’attivazione di politiche industriali che favoriscano gli investimenti, la crescita dimensionale e l’internazionalizzazione delle imprese, individuando roadmap tecnologiche e nuove forme di mobilità sostenibile e integrata”.

Ma di che parlano? Marchionne per il momento ha in testa solo l’acquisto della maggioranza assoluta della Chrysler e il consolidamento del polo unico dell’automotive con Fiat, capitale Detroit. Per l’Europa, che già lavora al 65 per cento delle sue capacità, l’unica possibilità consiste nel ridurre la capacità produttiva di automobili, chiudendo gli impianti e varando un piano di incentivi economici per i licenziati.

Se questo non è avvenuto finora è per la ferma opposizione della Volkswagen, l’unica casa automobilistica in Europa che continua a vendere bene e ad aumentare la sua quota di mercato. Oltre infatti alla qualità delle sue automobili, il gruppo tedesco può finanziarsi a costi bassissimi e possiede un finanziaria con licenza bancaria che le consente di accedere al Long Term Refinancig Operation (Ltro), l’operazione di finanziamento del sistema bancario fatta dalla Banca Centrale Europea a febbraio 2012. La Fiat invece si è separata dalla sua finanziaria nel 2004, durante la crisi che precedette l’arrivo di Marchionne, il quale si è ben guardato dal resuscitarla.

Se il ministro comunque vuole farsi bello con il suo “libro dei sogni automobilistici” faccia pure, ma almeno addebiti all’Anfia, notoriamente creatura Fiat, e non ai cittadini italiani i costi degli illustri consulenti che saranno chiamati a scriverlo.

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