Retata a casa Ligresti

Ligresti_familyIl patron Salvatore ai domiciliari, le figlie Jonella e Giulia in carcere. Ricercato l’altro figlio Paolo

 

 

ROMA – Pericolo di fuga, rischio di reiterazione del reato e inquinamento probatorio: per questi motivi la Procura di Torino ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare nei confronti della famiglia Ligresti – Salvatore e i figli Giulia Maria, Jonella e Gioacchino Paolo – e di alcuni manager, all’epoca dei fatti in posizioni di vertice nell’ambito di Fondiaria-Sai. Si tratta dei due ex amministratori delegati Fausto Marchionni ed Emanuele Erbetta e l’ex vice presidente pro-tempore Antonio Talarico. I provvedimenti giudiziari sono scattati per le ipotesi di reato di falso in bilancio aggravato da grave nocumento ai risparmiatori e di manipolazione di mercato.

E si traducono in domiciliari per Salvatore Ligresti (raggiunto a Milano), Fausto Marchionni e Antonio Talarico. Mentre finiscono in carcere le due figlie di Ligresti, Giulia e Janella (rintracciata a Cagliari), e Emanuele Erbetta. Per Paolo Ligresti, che risiede in Svizzera, ci sarebbe un mandato di cattura europeo.

Sono tutti accusati di aver falsificato il bilancio di Fonsai del 2010 approvato nell’aprile 2011 con l’aggravante di aver procurato un grave danno ad almeno 12.000 risparmiatori, nonché di manipolazione del mercato in quanto sarebbe stato occultato un ‘buco’ nella ‘riserva sinistri’ di circa 600 milioni di euro privando così gli investitori di informazioni determinanti per una corretta valutazione dei titoli interessati. “Dall’indagine emerge uno spaccato inquietante, ossia di un uso strumentale di una compagnia assicurativa importante piegata agli interessi di una parte dell’azionariato, quello che contava”, ha spiegato il procuratore aggiunto Vittorio Nessi nel corso della conferenza stampa al comando provinciale della Guardia di Finanza. Il danno patrimoniale subito da Fondaria Sai è stato stimato in 300 mln di euro. In merito al comportamento dell’Isvap, Nessi ha detto che l’ispezione su Fondiaria Sai “sia partita con un certo ritardo”. I finanzieri, tra l’altro, avrebbero compiuto due perquisizioni nell’abitazione e negli uffici di Piergiorgio Bedogni preposto al bilancio di Fondiaria Sai all’epoca dei fatti contestati.

L’indagine su Fonsai. Partita da una segnalazione della Consob, è scattata nell’agosto del 2012 per l’ipotesi di falso in bilancio e ostacolo all’attività di vigilanza relativamente agli anni 2008-2011. Dopo i primi riscontri le Fiamme Gialle effettuarono delle perquisizioni presso la sede di Fondiaria Sai e presso l’Isvap (oggi Ivass) l’authority deputata alla vigilanza sugli istituti assicurativi, acquisendo una mole ingentissima di documenti soprattutto in formato elettronico.

L’esame della documentazione cartacea e informatica ha permesso di ricostruire come, attraverso una sistematica sottovalutazione delle riserve tecniche del gruppo assicurativo sia stato possibile falsificare i dati del bilancio 2010. La costante sottovalutazione della ‘riserva sinistri’ ha consentito negli anni la distribuzione di utili per 253 mln di euro alla holding della famiglia Ligresti, la Premafin, dove invece si sarebbero dovuto registrare perdite. Dagli accertamenti sarebbe emerso che la famiglia Ligresti si sarebbe assicurata oltre al costante flusso di dividendi anche il via libera a numerose operazioni immobiliari con parti correlate.

Attraverso perizie che hanno permesso di inserire in bilancio valori ‘gonfiati’, le transazioni immobiliari da un lato fornivano un’apparente immagine di solidità patrimoniale e finanziaria della compagnia assicurativa, dall’altro permettevano di far ‘uscire’ dalle casse di Fonsai ingenti somme di denaro a favore di altre società del gruppo, riconducibili alla famiglia Ligresti.

In particolare, tra le più eclatanti, le operazioni che hanno riguardato l’acquisizione dell’intero pacchetto azionario della società Atahotel, soggetto economico in perdita, ma acquistato pagando un prezzo superiore ai valori di mercato.
A Piazza affari il titolo Fonsai cede l’1,39% a 1,35 euro, mentre sull’All Share, Unipol guadagna il 2,02% a 2,52 euro.

Potrebbero interessarti anche