Tante Agenzie per gestire il nulla

Bridgestone_sliderL’embrione di ‘Destinazione Italia’ sembra l’ennesimo tentativo di attrarre investimenti esteri

 

 

ROMA – Il comunicato dell’ultimo Consiglio dei ministri dava notizia che “il Presidente ha informato il Consiglio dell’iniziativa “Destinazione Italia” per l’attrazione degli investimenti diretti esteri (Ide) nel nostro Paese. “Destinazione Italia” prevede un piano generale per promozione, attrazione e accompagnamento degli Ide che sarà presentato in Consiglio dei Ministri, dopo consultazioni con gli attori rilevanti, in settembre”.

In conferenza stampa il premier Letta ha subito gelato le attese trattandosi più che di un progetto, di un’idea di progetto per la quale si prevede una gestazione lunga e articolata. Letta infatti ha ricordato che ”sono troppo scarsi gli investimenti esteri nel nostro paese (!), il progetto coinvolgerà diversi ministeri e sarà oggetto di una approvazione da parte del Consiglio dei ministri a settembre, dopo il coinvolgimento di parti sociali e Regioni e di tutti i soggetti che possano aiutare ad attrarre investimenti esteri in Italia”.

Per il momento dunque siamo soltanto alle buone intenzioni, che cozzano peraltro contro il trend attuale che è decisamente orientato al disinvestimento dall’Italia. “Occorre riconoscere – fa notare la rivista Formiche – che in alcuni settori (ad esempio, l’industria farmaceutica), lo scenario più probabile è oggi il disinvestimento, non solo per italiche colpe ma anche per la competizione sempre più formidabile dei Paesi emergenti. In questi casi, è prioritario mettere in atto strategie per mantenere lo stock attuale (pari in Italia a 357 miliardi di dollari nel 2012) più che immaginare romanticamente l’arrivo di nuovi capitali. Tenendo presente che le imprese estere operanti oggi in Italia occupano tra occupati diretti e indotto circa 3 milioni di addetti e coprono un quarto del budget complessivo privato in ricerca e sviluppo”.

La verità è che gran parte dei problemi che affliggono le imprese che vogliono investire in Italia sono sistemici (dall’elevata imposizione fiscale alla giustizia civile lenta, dalla mancanza di credito a una pubblica amministrazione bizantina e inefficiente) e quindi colpiscono allo stesso modo, fino ad ammazzarli, tanto gli investimenti italiani quanto quelli (ormai ipotetici) stranieri.

L’ultimo problema dunque per sperare di attrarre qualche capitale dall’estero è quello del soggetto istituzionale chiamato a gestire “Per assicurare il successo del piano ‘Destinazione Italia’ – suggerisce Formiche – serve una governance snella ma anche molto forte in termini di capacità di influenza sui decisori e di perseguimento di una mission quanto mai ambiziosa. Crediamo che solo un’Agenzia posta alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio potrebbe avere chance effettive di assolvere questa funzione”.

Ma di che Agenzia si parla? Siamo pieni di Agenzie che dovrebbero fare le stesse cose. Anche l’Ice, che ha come missione la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle nostre imprese, gestisce una serie di progetti specifici, come  il Comitato Leonardo Italian Quality Committee che vuole promuovere la “Qualità Italia” nel mondo e il “Made in Italy” per sostenere l’immagine dell’Italia, o l’Italy-Japan Business Group per promuovere una maggiore cooperazione industriale tra i due Paesi.

Ma al di là dell’Ice, c’è una società posseduta al 100% dal ministero dell’Economia che da anni dovrebbe occuparsi dell’attrazione degli investimenti esteri in Italia. E’ Invitalia i cui obiettivi prioritari consistono proprio nel favorire l’attrazione di investimenti esteri, oltre che sostenere l’innovazione e la crescita del sistema produttivo. Sulla sua mission principale Invitalia dichiara orgogliosamente di essere “il punto di riferimento per chi vuole investire in Italia. Il nostro obiettivo è promuovere le opportunità di business e favorire la realizzazione di progetti di elevata qualità sul territorio nazionale”, offrendo alle imprese estere “un portafoglio di servizi personalizzato per accompagnarle in ogni fase del processo di insediamento o di ampliamento”.

Con ricavi 2011 per 73.79 milioni, ebitda di 9.69 milioni, utili per 549 mila euro e 780 dipendenti, la performance di Invitalia nella promozione di investimenti esteri, per quanti sforzi faccia o abbia fatto, è sconsolante. Anzi, la cronaca quotidiana parla di aziende straniere in fuga che lasciano dietro di loro file di disoccupati o cassintegrati.

Nata 6 anni fa sulle ceneri di Sviluppo Italia, già oggetto di feroci critiche politiche ed amministrative, nonché di inchieste al vetriolo da parte di Report, Invitalia ha raccolto un testimone screditato nel peggior frangente congiunturale del sistema economico globale. Già qualche anno fa il ministro dello Sviluppo Economico dell’epoca affermava che “questa è l’ultima possibilità per la sopravvivenza dell’agenzia”. Non vorremmo che il progetto “Destinazione Italia” fosse il preludio per un generale rimescolamento delle carte per tentare, quanto meno, di fermare l’emorragia.

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