Telecom, Tronchetti condannato a un anno e otto mesi

Tronchetti_Provera_sliderLa difesa: “Condanna fuori da ogni logica”. Tronchetti dovrà inoltre versare 900 mila euro come provvisionale

 

 

ROMA – Marco Tronchetti Provera è stato condannato a un anno e otto mesi al termine del processo sui cosiddetti dossier illegali di Telecom. Il giudice monocratico di Milano, Anna Calabi, lo ha giudicato colpevole del reato di ricettazione per la vicenda del cd sottratto illecitamente dal ‘Tiger Team’ di Giuliano Tavaroli all’agenzia investigativa internazionale Kroll.

La vicenda risale al 2004, anno in cui Tronchetti era presidente di Telecom e il colosso telefonico combatteva con alcuni Fondi per il controllo di Tim Brasil. Tronchetti dovrà inoltre versare 900 mila euro a Telecom come provvisionale.

E’ “fuori sia dalla logica giuridica che dalla logica comune” la condanna emessa oggi dal tribunale di Milano nei confronti di Marco Tronchetti Provera. Questa l’opinione del difensore dell’ex presidente di Telecom, l’avvocato Roberto Rampioni, che punta il dito sulla decisione del giudice di condannare a un anno e otto mesi il suo assistito. 

Il legale ricorda che alla base dell’accusa mossa a Tronchetti ci sono le dichiarazioni di Giuliano Tavaroli, ex capo della security di Telecom. Dichiarazioni che ”sono state così tante volte rimodulate e modificate che, nella requisitoria, lo stesso pm ha dovuto in parte abbandonarle in ragione della loro ambiguità”.

Senza contare che “lo stesso giudizio di inattendibilità del teste Tavaroli era già stato formulato da altri giudici in sede di Corte d’appello, Corte d’assise e dal tribunale civile di Milano”. In pratica, secondo il difensore di Tronchetti, dal processo non e’ emerso ”nessun altro elemento in grado di provare che quanto dichiarato da Tavaroli sia reale.

La prima sensazione è quindi che in questa lunga storia la finalità non sia stata quella dell’accertamento dei fatti, ma la promozione di un teorema accusatorio fondato sulle aspirazioni di quanti, senza il minimo riguardo per le tante evidenze, anche processuali, emerse negli anni, hanno preteso a tutti i costi, e con non poche forzature, un coinvolgimento del dottor Tronchetti”.

Il risultato, sempre a giudizio dell’avvocato Rampioni, è stato un processo dove ”il piano logico e’ stato ribaltato più volte secondo dinamiche molto lontane dalla realtà: il principale teste d’accusa, come detto, viene ritenuto credibile solo riguardo ad alcune affermazioni. Altri testi poi, mai ascoltati nelle indagini preliminari, vengono indagati per falsa testimonianza in udienza pur avendo reso dichiarazioni lineari ed omogenee”. E ancora: ”Si è arrivati perfino allo stravolgimento delle dichiarazioni del dottor Tronchetti che, con un esemplare sforzo di fantasia, sono state rappresentate addirittura come una confessione. Il risultato e’ stato una tesi accusatoria congetturale e povera”.

Dito puntato anche sull’ipotesi accusatoria contestata a Tronchetti: “Si e’ proceduto per ricettazione in un’ipotesi prospettata dalla Procura che al più avrebbe dovuto contemplare il reato di concorso in ‘accesso abusivo in un sistema informatico’ e non di ricettazione”.

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