Un hamburger ci salverà la vita?

Hamburger_sliderL’indice di Borsa non sale perché McDonald’s guadagna meno del previsto. Gli eccessi e le anomalie della globalizzazione finanziaria

 

 

ROMA – Il titolo di apertura delle pagine economiche del Corriere della Sera di stamattina è ineffabile: “Il Big Mac raffredda le Borse Ue – Andamento sotto le attese dei conti McDonald’s”.

Ora, pur convinti che la globalizzazione ha creato un unico mercato planetario e che di conseguenza “se una farfalla batte le ali a Pechino, a New York si scatena una tempesta”, un tale titolo non lo avrebbe usato neppure Giovenale per una delle sue satire contro la stupidità della società in cui si trovava a vivere.

Ma c’è da chiedersi: è stupido il titolista del Corsera, o il mercato finanziario è veramente impazzito? Questo è il dilemma. Perché se fosse vero che la congiuntura economica è influenzata dal numero di hamburger che una multinazionale vende in giro per il mondo saremmo davvero all’apogeo della follia collettiva.

Il gap che ormai separa l’economia reale dagli artifici finanziari si allarga ogni giorno di più. E i richiami sempre più frequenti ad affrontare i fondamentali dell’economia italiana ed europea vengono così sistematicamente subordinati al consolidamento patrimoniale delle banche, alla loro ricapitalizzazione costante, all’esclusione di qualsiasi leva per costringerle a prestare denaro alle imprese e alle famiglie, al commercio immorale di titoli spazzatura che continuano ad impestare il mondo.

Non sono più solo illuminati economisti e premi Nobel ad ammonire l’Europa che la politica dell’austerity non può che portarci alla fine in fondo al baratro. Ormai non passa giorno che imprenditori, sindacati, professionisti, consumatori, semplici cittadini, reclamino un cambio radicale di passo della politica economica comunitaria.

Oggi è la volta della Cisl a denunciare che “la crisi economica non dà segni rilevanti di ripresa e le conseguenze sociali diventano sempre più gravi soprattutto per i lavoratori, i giovani, le donne, i pensionati, le persone più deboli e povere, e che in autunno la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente.

“L’Ue deve fare molto di più per gli investimenti e l’occupazione – aggiunge il direttivo del sindacato di Raffaele Bonanni – e il Governo può dare efficacia alla sua azione solo alle condizioni indicate dalla manifestazione unitaria di piazza S. Giovanni di fine giugno”, cioè promuovendo un grande patto sociale di responsabilità per condividere obiettivi e misure di politica economica e sociale, nonché realizzando “la riforma organica del fisco a favore del lavoro e dei redditi da salario e da pensione, della famiglia, degli incapienti, con un riequilibrio a carico dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari”

Alla Cisl fa eco nelle stesse ore l’associazione delle piccole imprese italiane, Comitas, che in un apposto studio dichiara senza mezzi termini che “il calo dei consumi da parte delle famiglie (-4,3% nel 2012), l’aumento della pressione fiscale e il blocco dei prestiti da parte delle banche (-10% in un anno), hanno fortemente minato la salute delle aziende”.

Ma sembrano sempre più ululati alla luna. Mentre le imprese chiudono o emigrano, i disoccupati aumentano e i giovani se ne vanno, il governo si spacca sull’omofobia e sulle responsabilità dell’affaire kazako. Forse ha ragione il Corriere, le nostre sorti dipendono davvero dall’andamento mondiale delle vendite di hamburger.

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