Il problema del debito, secondo Grillo

Beppe_Grillo_sliderSecondo il leader del M5S si tratta di decidere se ristrutturare il debito restando nell’euro o tornare alla lira

 

 

ROMA – Beppe Grillo si sa le spara grosse ma, sotto la patina teatrale e grandguignolesca delle sue esternazioni, un fondo di verità c’è sempre. E’ questo d’altronde il motivo del suo clamoroso exploit elettorale.

Prendete, ad esempio, il debito pubblico dello Stato italiano che ha toccato nei giorni scorsi il nuovo record del 130% del Pil, a quota 2047 miliardi. Un “buco” dunque assolutamente ingovernabile che continua a crescere mese dopo mese alla faccia dei buoni (e vani) propositi espressi dai vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni. E Letta, giurando rispetto assoluto ed incondizionato ai vincoli dell’Ue, ci condanna ad un sicuro default quando tra poco più di un anno l’entrata in vigore del fiscal compact ci costringerà a ridurre del 5% all’anno per i prossimi vent’anni quella montagna di debiti.

Dice Grillo nel suo blog: “Nel 1981 Tesoro e Banca d’Italia divorziarono. Da allora lo Stato non ha più potuto contare su un prestatore interno con cui indebitarsi e ha dovuto offrire rendimenti sempre più elevati per vendere il debito. E’ quindi l’esplosione degli interessi sul debito cumulato ad aver portato il debito a livelli insostenibili. Il risultato è stato un trasferimento netto di reddito nazionale dai servizi primari, sanità, scuola, sicurezza, ai creditori, soprattutto le banche italiane e estere. Ieri ce lo chiedeva l’Europa dello Sme che ci legava mani e piedi ad un cambio rigido costringendoci a rinunciare alla leva della svalutazione” (fino a che il governo Amato nel ’92 svalutò del 20% la nostra moneta). Oggi ce lo impone l’euro a cui abbiamo ceduto la sovranità monetaria”.

E cita un vecchio adagio. “Un tizio aveva un grosso debito, doveva saldarlo il giorno seguente. Si rivoltava nel letto da ore senza prendere sonno. La moglie dell’indebitato sfinita decide di risolvere la situazione. ‘Giuseppe, tra poco potrai dormire’. Apre la finestra e grida al creditore dirimpettaio ‘Mio marito non ha una lira! Non può pagarti’ E rivolta al marito: ‘Ora è lui ad avere il problema, soffrirà di insonnia’. Quindi si addormentano”.

Con la sua riconosciuta capacità di intercettare il sentimento popolare, il leader del Movimento 5 Stelle così prosegue la sua filippica contro l’eccesso di debito. “Allora emettevamo debito in una valuta nazionale di cui non controllavamo il valore rigidamente fissato nello Sme. Oggi è peggio perché ci indebitiamo in una valuta estera, l’euro, non potendo usare la leva del cambio. Oggi come allora i rendimenti che l’Italia dovrà offrire per rendere appetibile il suo debito non potranno che salire. Oggi come allora sarà il mercato ad imporci una decisione: allora si trattò di abbandonare lo Sme e svalutare, oggi si tratterà di decidere se ristrutturare il debito restando nell’euro o tornare alla lira.

Si potrà tacciare di manicheismo una simile alternativa, o di demagogia i possibili strumenti di intervento (estendere i termini di restituzione del capitale, diluire gli interessi nel tempo, pretendere l’istituzione degli eurobond con il rischio dei singoli Paesi trasferito su base europea, ecc.), ma non sono in molti a pensare che l’Italia possa sottrarsi, prima o poi, a questa scelta. Solo così – conclude Grillo – l’Italia potrà tornare a vedere la luce.

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