Si spegne la luce nel tunnel del 2014

SP_sliderSecondo le stime di Standard&Poor’s l’attuale tendenza recessiva potrebbe durare anche nel prossimo anno. Quasi tutte le banche italiane sono state declassate

 

 

ROMA – L’Agenzia di rating Standard&Poor’s, coerentemente con il downgrade operato sui titoli sovrani italiani, “a cascata” se la prende con le nostre banche. E sotto la tagliola finiscono così 17 istituti di credito, il cui indice di affidabilità scende di un punto portandosi quasi per tutti sotto il livello ‘investment grade’. Anzi i titoli penalizzati sono 18 perché c’è anche Agos Ducato il cui rating scende di due gradini da BB+ a BB-.

Dalla scure di S&P si salvano solo le due maggiori banche italiane, Intesa Sanpaolo e UniCredit, più l’Istituto per il Credito Sportivo, Banca Fideuram, Mediobanca, Banca Popolare dell’Alto Adige e l’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane. Il giudizio dell’Agenzia non lascia spazio ad alcun ottimismo: “Le banche italiane operano in un ambiente con alti rischi economici, lasciandole più esposte ad una recessione più profonda e lunga di quanto pensavamo.

La Borsa di Milano apre stamattina in leggera flessione (l’indice Mib perde circa un punto) e i titoli più sacrificati sono, naturalmente, i bancari. Lo spread Btp-Bund si mantiene invece stabile intorno ai 272 punti.

Ma tutto questo, se vogliamo, è fuffa di routine. La parte più interessante del comunicato di Standard&Poor’s sta in tre righe buttate lì con disinvoltura: “Il Pil dell’Italia, dopo il -1,9% previsto per il 2013, avrà segnato un calo in termini reali del 9% negli ultimi sei anni e un prodotto pro-capite inferiore ai livelli del 2007. Non ci aspettiamo che questa tendenza si inverta significativamente nel 2014”.

Sono mesi che i nostri soloni finanziari sentenziano che il ciclo recessivo si invertirà nella seconda metà di quest’anno e gli indici di crescita si consolideranno nel prossimo, sia pure ad un ritmo contenuto. Non si capisce bene su quali elementi si basino queste previsioni, dal momento che tutti i fondamentali, dalla produzione industriale alla disoccupazione, dall’erogazione del credito alla pressione fiscale, non mostrano alcun segno di miglioramento.

Insomma, le profezie dei vari Draghi, Letta, Saccomanni, al momento sembrano avere la stessa attendibilità di un qualsiasi oroscopo. La cosa più tranquillizzante che riescono ad esprimere è la “luce in fondo al tunnel che si comincia ad intravedere”. C’è chi risponde loro che quella che si vede è solo la luce di un treno che ci sta venendo addosso, ma il confronto di opinioni non supera in ogni caso il livello di una commedia burlesca di quart’ordine.

Ha voglia il nostro ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni a dire che “le agenzie di rating non hanno strutture di analisi adeguate. Più che fare analisi ipersofisticate stanno attente alla politica istituzionale”. E se anche fosse? Visto il flop clamoroso di tutte le “analisi ipersofisticate” dei nostri centri studi, istituzionali e non, che negli ultimi tre anni non ne hanno azzeccata una, non è forse alla politica economica del governo che bisogna guardare per capire dove stiamo andando? Il pessimismo, che non è solo di Standard&Poor’s, nasce proprio da questa insufficienza.

Potrebbero interessarti anche