Forti perturbazioni sull’Alitalia

ALITALIA_sliderServono urgentemente soldi alla compagnia. Scontri all’interno del cda e fuga di alti dirigenti 

 


ROMA – E’ durato due mesi l’armistizio tra i soci di Alitalia. Poi, passata l’estate, appena il consiglio di amministrazione si è riunito il 2 settembre le ostilità sono riprese più cruente di prima e i nodi, nascosti sotto il tappeto a luglio al momento dell’approvazione del nuovo piano industriale 2013-2016, sono venuti tutti insieme al pettine.

D’altronde nel documento presentato dall’amministratore delegato Gabriele Del Torchio, che segna per quest’anno il sostanziale pareggio del margine operativo e l’utile nel 2016, quei problemi si potevano leggere tra le righe. Si tratta essenzialmente del piano di rifinanziamento del gruppo, delle nuove alleanze internazionali e della razionalizzazione della governance interna.

Quello finanziario appare al momento il più urgente dei tre, dal momento che va risolto inderogabilmente entro fine anno. E non è certo un obiettivo da poco. C’è infatti ancora da sottoscrivere un terzo del prestito obbligazionario richiesto ai soci nel febbraio scorso, da negoziare con le banche l’incremento delle linee di credito e, last but not least, da decidere sull’aumento di capitale.

E’ questo un passaggio decisivo perché alcuni soci dell’ex patto di sindacato hanno fatto già sapere che non ci pensano per niente ad esercitare il loro diritto di opzione. Se si dovesse andare di conseguenza sul mercato (cosa assai probabile) le cose si complicherebbero, anche perché le banche creditrici, prima fra tutte Unicredit esposta per 200 milioni sul miliardo complessivo di debiti, sono molto critiche sulle linee del piano di risanamento. A difenderlo è rimasta solo Banca Intesa nella duplice veste di ispiratrice del piano stesso e socia con l’8,9% di Alitalia.

Su questo passaggio decisivo riferirà nella prossima riunione del cda fissata per il 26 settembre l’advisor finanziario incaricato di trovare la quadratura del cerchio. Si tratta della Leonardo&Co. di Gerardo Braggiotti che tramite il proprio account Matteo Manfredi sta portando a termine la complessa architettura.

Sul piano delle partnership internazionali è tornata prepotentemente alla ribalta nelle ultime settimane l’ipotesi mediorientale. Dopo i pourparler intercorsi con Aeroflot, di recente si sono infittite le trattative con Etihad Airways, la compagnia degli Emirati Arabi Uniti. Secondo le voci più accreditate potrebbe trattarsi di un’operazione in due tempi: prima un accordo commerciale per lo sviluppo della rete e dell’eventuale cosharing, in un secondo momento l’intesa di tipo azionario di cui si parla da diversi mesi.

Per questo delicato obiettivo alcuni azionisti, tra cui Banca Intesa, il Fondo Equinox del vice presidente Mancuso e Marco Tronchetti Provera hanno dato incarico a Rothschild Italia di verificare se le manifestazioni di interesse raccolte finora sono suscettibili di trasformarsi concretamente in partecipazioni al capitale.

Infine c’è da sistemare l’assetto dei rapporti interni al vertice della compagnia che ha subito diversi strappi e tensioni, in grado di interferire negativamente sul processo di risanamento dell’azienda. Tensioni che sembrano essersi riflesse sullo stesso top management dove si è assistito nelle ultime settimane ad un specie di diaspora. Dopo Stolfa e Sansavini infatti, anche Rita Ciccone (direttore legale e segretario generale di Alitalia) e Gianni Pieraccioni (chief commercial officer) hanno lasciato la compagnia. Francesco Festa, responsabile degli acquisti, se ne era già andato ad agosto ed è stato sostituito dalla italo-tedesca Andrea Leistner.

Sono più che pettegolezzi quelli che descrivono l’irritazione di Air France, primo socio di Alitalia con il suo 25%, per l’attivismo e le scelte del vice presidente Salvatore Mancuso. Per rimarcare la sua posizione critica, Jean-Cyril Spinetta ha fatto mettere polemicamente a verbale il suo apprezzamento per il segretario generale dimissionario, Rita Ciccone, di cui era noto l’antagonismo con Mancuso. Ma i rumors sono arrivati a sfiorare il vertice della catena di comando, tanto che lo stesso vice presidente a Cernobbio l’altro giorno ha sentito il dovere di smentire categoricamente le voci: “Non c’è nessuna ipotesi di cambiamento al vertice di Alitalia. Colaninno è e rimarrà al suo posto. I vertici aziendali stanno procedendo compatti per la concretizzazione dei piani, finanziario e industriale, già definiti”. Sarà vero?

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