La crisi che morde e le favole di Visco

Banca_ditalia_sliderConsumi e investimenti continuano a scendere. Per la prima volta la Spagna ci ha superato nei mercati finanziari

 

 

 

ROMA – Il governo Letta-Saccomanni continua a mandare quotidianamente in onda le repliche della commedia degli assurdi equivoci, di shakespiriana memoria. Mentre l’Istat pubblicava stamattina la sua nota sui conti economici trimestrali, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, probabilmente non informato, ripeteva la solita litania: ”I recenti indicatori mostrano un graduale miglioramento dell’economia. Il calo della produzione dovrebbe fermarsi nei prossimi mesi”.

In verità i dati ufficiali dicono esattamente il contrario. “Nel secondo trimestre del 2013 il prodotto interno lordo (Pil) è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% nei confronti del secondo trimestre del 2012”. In peggioramento quindi rispetto alle stime fatte dall’Istat appena un mese fa che parlavano per lo stesso periodo di una diminuzione congiunturale dello 0,2% e una diminuzione tendenziale del 2,0%.

Affondando il coltello nella piaga della nostra economia, l’Istituto di statistica rende noto che, rispetto al trimestre precedente, la domanda interna (consumi e investimenti fissi) è diminuita dello 0,3%, mentre l’unica nota lieta viene dalle esportazioni aumentate dell’1,2%. Le importazioni hanno registrato una flessione dello 0,3%.

E per non farci mancare niente, il valore aggiunto ha registrato variazioni congiunturali negative del 2,2% nell’agricoltura, dello 0,9% nelle costruzioni, dello 0,3% nei servizi e dello 0,1% nell’industria in senso stretto. In termini tendenziali, è diminuito del 6,9% nelle costruzioni, del 2,6% nell’agricoltura, del 2,5% nell’industria in senso stretto e dell’1,2% nei servizi.

Insomma ora sappiamo che il secondo trimestre del 2013 è stato l’ottavo consecutivo in cui il Pil italiano ha segnato un calo congiunturale rispetto al trimestre precedente. Le tabelle dell’Istat ci dicono infatti che la serie negativa dura ininterrottamente dal terzo trimestre del 2011.

Di fronte a questa inequivocabile realtà, il governatore Visco ci tranquillizza spiegando che “gli effetti negativi di breve periodo (!) sull’economia sono stati il prezzo pagato per evitare conseguenze più serie”. Ora però “le prospettive dell’economia migliorano” (!) e se anche qualche previsione sulla ripresa dovesse risultare sbagliata non sarebbe certo colpa del governo ma “delle preoccupazioni degli investitori per la possibile instabilità politica”.

Nello stesso istante in cui il governatore della Banca d’Italia illustrava al “colto e all’inclita” le sue acrobazie dialettiche, il rendimento del nostro Btp decennale saliva al 4,47% mentre quello dei Bonos spagnoli scendeva al 4,45%. Per la prima volta da marzo 2012 il tasso sul decennale del Tesoro è più alto di quello iberico. Lo spread Italia-Spagna è ora di circa due punti a favore di Madrid.

Sia che stasera intervenga la crisi di governo (a togliere le castagne dal fuoco a Letta&C., dice qualcuno) sia che si vada avanti, il tempo delle favole è finito. La realtà della crisi è molto più dura di quello che raccontano. Se il governo in carica, o quello che dovesse subentrare, non fosse in grado di affrontare i veri nodi dello sviluppo, cioè la pressione fiscale, il costo del lavoro, la giustizia, la burocrazia asfissiante, il credito alle famiglie e alle imprese, della recessione “non saremmo affatto fora”.

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