Non si può sfiduciare il presidente della Cciaa

Cremonesi_Giancarlo_sliderVenti consiglieri avrebbero chiesto le dimissioni di Cremonesi. Le precisazioni del presidente

 

 

ROMA – La notizia era esplosa come una bomba nelle redazioni romane: “Il fronte delle piccole imprese capitoline ha deciso di sfiduciare Giancarlo Cremonesi, presidente della Camera di commercio di Roma. Venti consiglieri dell’ente (su un totale di 30) hanno chiesto una convocazione straordinaria del Consiglio per chiedere una svolta programmatica e una nuova governance”.

Nel pomeriggio è arrivato lo stop dello stesso Cremonesi che ha ridimensionato la contestazione. “Gli articoli sulla Camera di Commercio di Roma pubblicati oggi da alcuni quotidiani contengono alcune inesattezze che è bene chiarire – ha scritto in una nota il presidente della Camera di commercio di Roma – Innanzitutto, secondo l’attuale Statuto e in base alla normativa vigente, il presidente non può essere sfiduciato in nessun caso. C’è anche da precisare che i consiglieri sono 32 (compreso il sottoscritto), non 30, come è stato scritto erroneamente. Per eventuali modifiche statutarie serve una maggioranza qualificata, cioè 22 voti, ammesso e non concesso che il documento sia stato firmato da 20 consiglieri. E comunque, l’unico metodo previsto dallo Statuto per cambiare la “governance” è quello delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri che, facendo decadere il Consiglio, consentirebbe di procedere a nuove elezioni e quindi di verificare il vero “peso di rappresentanza” delle associazioni in base a fatturato, dipendenti e contributi versati. Il rinnovo del Consiglio camerale permetterebbe anche di garantire un’adeguata rappresentanza all’imprenditoria femminile. Invito pertanto i firmatari del documento, che peraltro non è stato ancora consegnato alla Presidenza, a procedere in tal senso se, come dicono, auspicano davvero una discontinuità ai vertici della Cciaa”.

Entrando nel merito del confronto, Cremonesi si è detto convinto che ”l’unica motivazione alla base del documento, che chiede una svolta programmatica è nella smania di poltrone. E’ evidente che, in questo momento, le imprese romane hanno bisogno di tutto, fuorche’ di questi rituali da Basso Impero”. Il presidente della Cciaa sottolinea, infine, che ”l’invocata discontinuità mal si concilia con l’azione unanime fin qui portata avanti dai vertici camerali. Ricordo che tutti i provvedimenti degli ultimi tre anni sono stati approvati all’unanimità dalla giunta, della quale fanno parte due dei firmatari del documento, a cominciare dal vicepresidente che è corresponsabile di quanto deciso finora dalla Cciaa. E sfido tutti i consiglieri a indicare un solo provvedimento che sia stato proposto e non recepito dall’attuale giunta”. Infine, sottolinea Cremonesi, ”al di là di ogni polemica, un raggruppamento che escluda Unindustria, l’Acer (costruttori romani), l’Abi (l’associazione bancaria), Confcooperative e le organizzazioni agricole non può avere la pretesa o, addirittura, arrogarsi il diritto di rappresentare tutte le imprese del territorio”.

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