Urge colletta per il Festival del cinema

Festival_cinema_sliderL’attivismo del direttore artistico Muller e il suo “libro dei sogni”. Il ruolo del Comune di Roma e della Regione 

 

 

 

ROMA – Dall’Auditorium Parco della Musica, dove ha sede il quartier generale del Festival Internazionale del Film di Roma, non trapela una notizia. A due mesi scarsi dall’inaugurazione (8-17 novembre), critici, giornalisti specializzati e cinefili si interrogano sui film in programma, sugli eventi di contorno, sugli ospiti, sul red carpet.

Niente di niente. Una sola notizia di poche ore fa: Jonathan Demme (Premio Oscar per Il silenzio degli innocenti, regista di altre magnifiche pellicole fra cui Philadelphia, Rachel sta per sposarsi e Qualcosa di travolgente), presenterà in anteprima mondiale il suo Fear of Falling. Gli attori sono Wallace Shawn, Julie Hagerty, Andre Gregory, Larry Pine e Lisa Joyce. Il film racconta la storia di un celebre architetto sempre più prigioniero delle sue fantasie, tratto dal capolavoro di Henrik Ibsen, Il costruttore Solness.

Per il resto, nebbia assoluta. Ma il mistero che sembrava avvolgere l’ottava edizione del Festival è stato subito svelato: non c’è una lira (o giù di lì)! Con la crisi che taglieggia le imprese, degli sponsor privati per il momento non c’è traccia, fatta eccezione per il fedelissimo main, cioè la Bnl Paribas.

A questo si aggiunge le consueta incertezza che regna tra i sostenitori pubblici della rassegna. In particolare, del milione e mezzo di euro promesso a suo tempo da Alemanno si sono perse le tracce. In Regione Zingaretti non ha ancora finito di contare i soldi in cassa e quindi ha difficoltà a prendere impegni definitivi, mentre dalla Provincia, ben che vada, arriverà qualche spicciolo. Alla disperata è stato chiesto al ministero dei Beni culturali un improbabile contributo straordinario di 800 mila euro.

In queste condizioni, il direttore artistico del Festival, Marco Muller, appena rientrato da Toronto, è a caccia di film per il concorso romano. Come racconta Franco Montini, all’ex direttore di Venezia piacerebbe portare all’Auditorium il nuovo film di Woody Allen, “Blue Jasmine”, con la sua étoile Cate Blanchett. E poi “The counselor” di Ridley Scott, con il suo eccezionale cast rappresentato da Brad Pitt, Michael Fassbinder, Cameron Diaz e Penelope Cruz. Nei “sogni” di Muller c’è infine anche il film di Paul Haggis “Third person”, non solo perché è stato girato in parte a Roma.

Quanti di questi “sogni” si realizzeranno? Dipende, come detto, dalle risorse che la Fondazione Roma, presieduta da Paolo Ferrari e diretta da Lamberto Mancini, riuscirà a mettere a disposizione, nonché dalla capacità di fundraising che la struttura di marketing del Festival sarà in condizione di esprimere.

Certo è che, pur considerando le condizioni proibitive in cui gli organizzatori sono costretti a muoversi, margini per ulteriori flop, dopo quello dell’anno scorso, non ce ne sono. “Il Festival va ripensato – dice il capogruppo Pd in Campidoglio – recuperando l’idea originale della festa e contenendo i costi. L’impressione invece è che attorno alla manifestazione ci sia aria di smobilitazione”.

Intanto, mentre si cerca di mettere insieme i pezzi del Festival, a Roma ha preso il via ieri la presentazione di alcune delle pellicole più controverse e interessanti dell’ultimo Festival di Venezia. Tra i titoli in programma c’è ovviamente il Leone d’oro della Mostra, il documentario Sacro GRA di Gianfranco Rosi, poi il visionario e divertente The Zero Theorem del maestro Terry Gilliam, il folle e interessante thriller psicologico ambientato nel Québec, Tom à la Ferme, del giovane e promettente Xavier Dolan (solo 24 anni!),  l’avvincente Locke in cui un bravissimo Tom Hardy è solo sullo schermo per tutta la durata del film e infine, da non perdere, l’acclamatissimo Gravity di Alfonso Cuaron.

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