Mario Draghi critica le scelte del governo

draghi-mario-SLIDERSecondo il Governatore della Bce la ripresa graduale dell’Italia è come un “germoglio ancora molto verde”

 

 

ROMA – Passano i governi, Berlusconi, Monti, Letta, ma l’Italia resta sempre sotto schiaffo della finanza internazionale. Se qualcuno nutriva ancora qualche dubbio sui margini di autonomia della nostra politica economica, pur nel rispetto dei vincoli sottoscritti, si rassegni una volta per tutte. Il processo di cessione della nostra sovranità nazionale ad oligarchie tecnocratiche, senza alcuna legittimità democratica, è pressoché esaurito. Manca solo formalmente l’entrata in vigore della sorveglianza su tutte le maggiori banche europee da parte della Bce, appena approvata dal Parlamento Ue, perché l’opera sia completa.

Non appena il governo Letta ha provato timidamente a pagare una parte della montagna di debiti della pubblica amministrazione e ha rimandato (non abolito) l’applicazione dell’Imu, è arrivata a stretto giro la strapazzata da parte dell’unico vero “puparo” del nostro Paese, Mario Draghi. Il governatore della Bce infatti ha riconosciuto una “ripresa graduale” dell’economia, ma ha avvertito che “i germogli sono ancora molto verdi”.

Nella metafora gesuitica che gli è propria, c’è la preoccupazione di Draghi per il peggioramento dei conti pubblici italiani e “i rischi crescenti dell’Italia nel conseguimento dell’obiettivo delle amministrazioni pubbliche per quest’anno (2,9%)”. E quando Draghi si preoccupa – è cosa nota – c’è in giro aria di “cartellino giallo” per tutti, se non di “rosso” per qualcuno.

Si capisce quindi la paura di Saccomanni per i rimproveri del “capo”. A quest’ora avrà già mandato mail di scuse con la promessa di non farlo più e di non dare più un euro a nessuno. Letta dal canto suo il mea culpa l’aveva già recitato: “Manterremo gli impegni sui debiti: li pagheremo. La credibilità passa attraverso la serietà dei comportamenti, in quanto una comunità nazionale che si è presa degli impegni deve mantenerli. Bisogna essere seri per essere credibili e non dare l’idea di essere un vulcano sull’orlo dell’ebollizione. Non è vero che non facciamo niente, facciamo una fatica enorme a tenere in piedi questo governo”.

D’altronde non è solo la Bce a tirarci le orecchie, ma a rendere ancor più pesante la minaccia è l’intera troika. Il commissario Ue agli Affari economici Olli Rehn dopo aver ricordato che “ultimi dati sul Pil non sono buoni per assicurare il ritorno alla ripresa”, ha precisato che l’Italia “ha avuto alcune turbolenze politiche» ma ora si dovrebbe «concentrare sulle riforme economiche”. Sulla stessa linea anche il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, secondo cui “per l’Italia la cosa più importante è la stabilità politica”.

E infine è arrivato il Fondo monetario a mettere il carico da novanta sulla situazione italiana. Il portavoce Gerry Rice ha dichiarato che il nostro Paese deve “mantenere i progressi realizzati” in termini di riforme e risanamento dei conti pubblici. Il rapporto redatto dalla missione in Italia nel luglio scorso sarà in discussione al consiglio del Fmi il prossimo 23 settembre.

Se poi qualcuno fa notare che il consiglio Ecofin ha concesso ampie proroghe nella correzione dei deficit eccessivi a sei paesi dell’eurozona, tra cui Spagna e Portogallo, la risposta dei burocrati di Bruxelles e Francoforte è che l’eccezione non si può applicare all’Italia perché è appena uscita dalla procedura di deficit eccessivo l’estate scorsa, quindi “per riportare le finanze pubbliche su un percorso sostenibile occorre effettuare interventi di risanamento con risolutezza”.
Qualcuno aveva gridato vittoria quando l’anno scorso fu scongiurato il tentativo della Commissione europea di mettere sotto controllo preventivo i bilanci dei singoli paesi. Non ci si è accorti che quel sindacato di merito sulle politiche delle singole nazioni, cacciato dalla porta, è di fatto illegittimamente rientrato dalla finestra.

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