Il commissario Rehn al Parlamento italiano

Renh_sliderL’audizione alla Camera dei Deputati. Risposte elusive sui temi della politica economica

Che fosse il “mastino” della Commissione Ue lo si sapeva, ma che il vicepresidente, Olli Rehn, fosse anche un abile diplomatico capace di driblare le domande più insidiose e di dare risposte evasive è stata una sorpresa.

Stamattina infatti, davanti ai deputati della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, il commissario europeo per gli Affari economici e monetari è stato ascoltato su uno dei temi più caldi e controversi dell’integrazione europea: “Verso un’Unione economica e monetaria autentica e approfondita – Coordinamento ex ante delle grandi riforme di politica economica previste”.

Alla vigilia sembrava che il commissario finlandese dovesse scendere nella “fossa dei leoni”, con i parlamentari italiani pronti a sbranare uno dei più intransigenti sostenitori della politica di austerity. I leoni poi si sono trasformati in teneri agnellini e anche chi, come la deputata Carinelli del M5S, ha posto le osservazioni e le domande più pertinenti è stato regolarmente ignorato.

Così, di fronte agli interrogativi più scabrosi, tipo “quelle della Commissione devono essere considerate raccomandazioni o minacce con relative sanzioni?”, oppure “gli strumenti di convergenza valgono per tutti gli stati membri o solo per alcuni?”, oppure “le politiche di austerity che, come ammette anche il Fmi, si sono dimostrate inefficaci a contenere il debito pubblico, sono oggetto di riflessione da parte delle istituzioni europee?”, oppure “visto il credit crunch italiano e l’imminente unione bancaria, pensate di consentire l’accesso delle nostre imprese a tutte le banche dell’Unione?”, le risposte del rappresentante della Commissione sono state generiche o elusive.

In pratica, Rehn si è limitato a ribadire con fermezza quelli che sono i motivi ispiratori della politica economica comunitaria. Sul tema centrale della competitività sistemica, l’Unione divide i paesi membri in tre categorie: quelli che hanno ridotto il costo del lavoro e accresciuto la produttività (la Germania ovviamente su tutti), quelli che hanno ridotto i salari (Spagna, Grecia e Portogallo) e infine i “cattivi”, come Italia e Francia, che invece li hanno aumentati. Questa sarebbe, secondo Rehn, la vera asimmetria dell’eurozona da correggere.

Il predicozzo finale del commissario non poteva mancare: “Ricordate l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo, precipitati nel baratro ed espulsi da tutti i mercati finanziari? Ora, grazie alle nuove politiche di bilancio e all’intervento della Bce, quei paesi si sono ripresi”. Per quanto riguarda l’Italia, Bruxelles apprezza i provvedimenti sull’occupazione giovanile, la semplificazione amministrativa  e quella giudiziaria, “ma le incognite sulla politica di bilancio, i ritardi sulle riforme strutturali e l’instabilità politica, sono ancora motivo di seria preoccupazione”.

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