Si decide su Telecom, con o senza rete

Telecom_Italia_sliderScontate le dimissioni di Bernabè, calano le chances di Sarmi e salgono quelle di Minucci.

 

ROMA – In attesa che si chiariscano i particolari della vendita di Telecom agli spagnoli di Telefonica e soprattutto la sorte finale della rete fissa, sono iniziate le grandi manovre sugli organigrammi e sul balletto di nomine che potrebbero accompagnarli.

Tra i diversi scenari possibili, al momento l’ipotesi più accreditata, ma non l’unica, dà Massimo Sarmi in partenza dalle Poste per assumere la guida del gruppo telefonico. Diversi i motivi alla base della scelta: il coronamento del sogno di Sarmi che non ha mai dimenticato in tutti questi anni la direzione generale di Tim (1995) e poi quella di Telecom, tre anni dopo; il timore che dopo 11 anni come amministratore delegato di Poste Italiane, e tre successive conferme, possa rischiare il posto a primavera prossima quando scadrà il suo mandato; le ampie deleghe operative di cui ha goduto in tutto questo tempo Franco Bernabè.

Ma è proprio sullo scoglio delle deleghe operative che potrebbe infrangersi il sogno di Sarmi. Per lui potrebbe esserci tutt’al più la poltrona di presidente di Telecom, dal momento che l’attuale ad, Marco Patuano, godendo della piena fiducia degli spagnoli, nel dopo Bernabè potrebbe veder crescere le proprie competenze. C’è il rischio cioè che il gruppo telefonico italiano – peraltro eventualmente mutilato dell’asset principale della rete fissa – possa ridursi alla branch commerciale del nuovo “padrone” spagnolo, rendendo molto meno appetibile una carica puramente rappresentativa.

Nei giochi frenetici che si intrecciano in queste ore alla vigilia del consiglio di amministrazione di domani in cui “Bernabebè” dovrebbe presentarsi dimissionario, salgono le quotazioni di una diversa soluzione di vertice. Secondo questa ipotesi, che va prendendo piede con il passare delle ore, le deleghe finora attribuite al quasi ex presidente di Telecom potrebbero essere temporaneamente divise tra l’amministratore delegato in carica, Marco Patuano, e l’attuale vice presidente Aldo Minucci, 67 anni ex numero uno della capogruppo Telco, che salirebbe così di un gradino nell’organigramma aziendale.

Una soluzione del genere avrebbe tutte le caratteristiche della precarietà, non tanto per le figure dei protagonisti, quanto per le incertezze di fondo che ancora connotano le sorti ultime di un’impresa strategica per il Paese. E avrebbe anche il merito di far guadagnare al governo il tempo necessario per riassestarsi e decidere, direttamente o tramite la Cassa depositi e prestiti, che fare della rete telefonica fissa. A meno che nelle more Telefonica, approfittando proprio del vuoto decisionale che regna in questo momento, non bruci le tappe e si porti a casa l’intera Telecom per il solito piatto di lenticchie.

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