La crisi economica e l’arte contemporanea

Palazzo_esposizioni_sliderLa scarsità di risorse penalizza in particolar modo le iniziative e le istituzioni pubbliche

 

ROMA – I tempi di crisi condizionano la gestione delle istituzioni museali della nostra città, specie di quelle dedicate all’arte contemporanea. Il cambiamento della missione culturale di queste realtà museali, che ha coinvolto pubblici sempre più vasti e ha costituito uno degli elementi di novità degli ultimi tempi recenti, sembra essere fortemente penalizzato o addirittura interrotto dalla congiuntura economica attuale.

Prendiamo come esempi due delle realtà romane più vivaci, il Palazzo delle Esposizioni e il Macro. Il Palazzo, aperto dopo un lungo restauro nel 1990, si propose subito come luogo di “intrattenimento” (per connotare la sua vocazione con un aggettivo non proprio felice ma appropriato) con l’organizzazione di circa 30 mostre l’anno, tra esposizioni internazionali e piccoli ma seri risultati di ricerche specifiche, con i suoi spazi per il cinema, il teatro, il suo shop, che offriva oggetti di design e di creatività artistica, il suo caffè, il suo ristorante, inaugurando una collaborazione, inedita per i tempi e molto interessante, tra pubblico e privato.

Ma i tempi cambiano, le offerte culturali si sono fatte troppo numerose per il pubblico romano e per un turismo che si rivolge quasi esclusivamente all’archeologia e alle prestigiose collezioni di arte antica e soprattutto per una crisi economica molto grave.
Si è così arrivati alla gestione attuale che si trova in grandi difficoltà e che è la causa dello spostamento, a data da destinarsi, della mostra sugli anni ’70 che avrebbe dovuto inaugurare la stagione invernale del Palazzo e si annunciava, con un criterio altamente scientifico, come una indagine sui cambiamenti travolgenti che hanno caratterizzato il mondo della cultura, in particolare quello dell’arte, in quegli anni difficili. Opere provenienti da musei e prestigiose collezioni private di tutto il mondo e un apparato di ricerca dovuto ad una seria studiosa come Daniela Lancioni facevano di questo evento un unico nel panorama espositivo romano. Ma nonostante la riduzione degli allestimenti e altri consistenti risparmi, i costi sono diventati un problema per le magre risorse del Comune, principale sostenitore dell’iniziativa.

A questa stessa problematica pensiamo appartenga la decisione di non avviare la proroga della direzione di Bartolomeo Pietromarchi che al Macro aveva aperto una stagione molto interessante per il futuro dell’arte contemporanea e non solo per le più appariscenti mostre internazionali apprezzate dal grande pubblico, ma per quell’investimento sulla produzione dei lavori degli artisti, unica vera novità per il nostro paese e per le nostre istituzioni. Novità che avrebbe potuto portare ad un indubbio accrescimento culturale e, perché no, anche economico.

In questa situazione sembra salvarsi il solo Auditorium Parco della Musica che con Carlo Fuortes è stato portato ad un grande successo di critica e di pubblico, fino a far sorgere il dubbio che, forse, il potere aggregante della musica non è lo stesso dell’arte contemporanea.

(Maria Grazia Tolomeo)

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