I veri obiettivi della guerra sull’Acea

Marino-slider-3Le iniziative del sindaco Marino per rovesciare il tavolo della municipalizzata.

 

 

ROMA – “E’ una delle più fenomenali campagne di stampa che si siano mai viste in questi mesi, quella de Il Messaggero contro il sindaco Marino – meglio ancora, dicono i mejo informati, tra l’Ingegnere Caltagirone e il Chirurgo Primo Cittadino. A Roma, ogni chiacchiera è venticello, è ponentino, è soffiatina. Se dice/se racconta/se mormora. Ma la potenza e la ricchezza e l’influenza di S. E. Francesco Gaetano Caltagirone è roba certa – ‘gni bbotta ‘na tacchia, signorile garbo e rumoroso silenzio, ancora silenzio e poi azione”. Così commentava argutamente qualche giorno Stefano Di Michele sul “Foglio” la guerra in atto tra i due big della nostra città, subito ribattezzata “Er pasticciaccio brutto de via Merulana”, alludendo alla chiusura dei Fori decisa da Marino.

Quando è scoppiata la guerra? Alcuni “storici” la fanno risalire alla decisione di Nicola Zingaretti, allora presidente della provincia, di acquistare certi uffici all’Eur dalla famiglia Parnasi, storica rivale di Calta-papà. E poi, di sgarbo in sgarbo, Zingaretti e Bettini sostengono Marino alle ultime elezioni comunali contro il candidato di Francesco Gaetano, quell’Alfio Marchini, di nobilissima stirpe di costruttori rossi. E, last but not least, si arriva all’Acea dove i due acerrimi nemici sono costretti a convivere, il Comune con il 51% delle azioni e Caltagirone con il 16,4 (l’altro socio privato è il francese Gdf-Suez con il 13%, il resto al mercato).

Il bersaglio aziendale ha tutta l’aria di essere un pretesto per un regolamento di conti fra i due contendenti, ma rischia di far male alla municipalizzata e di portare fuori strada l’amministrazione pubblica. Com’è ormai noto infatti, in una sua lettera (non tanto) riservata di qualche giorno fa il sindaco ha contestato al vertice dell’azienda una “gestione privatistica della società orientata più al profitto degli azionisti, che alla gestione di un bene comune come l’acqua”. Le bollette pazze e la gestione dei call center dovevano fungere da arieti per l’assalto finale alla fortezza di via Ostiense.

L’azienda si è riservata di rispondere dettagliatamente nei prossimi giorni alle pesanti accuse del sindaco “nel pieno rispetto della normativa vigente e con le modalità disciplinate dal testo unico della finanza e dai regolamenti Consob per le società quotate”. Non si esclude neppure un esposto alla Procura della Repubblica per turbativa del mercato visto l’andamento negativo registrato dal titolo per la minacciata instabilità.

I consiglieri del sindaco devono comunque aver fatto notare al primo cittadino che l’attacco indiscriminato alla “gestione privatistica della società”, oltre a contraddire gli ottimi risultati ottenuti dalla nuova governance (a luglio l’Acea ha chiuso la semestrale con ricavi in crescita del 6%, l’utile netto ha fatto un salto in avanti del 101% a 70,6 milioni di euro e il titolo si è rivalutato del 57% dall’inizio dell’anno), avrebbe finito col compattare il fronte degli altri soci fino a renderlo inespugnabile.

Meglio – devono aver suggerito i consiglieri del principe – ricorrere alla vecchia tattica del “divide et impera”. Ecco allora la seconda lettera di Marino, questa volta indirizzata al presidente e amministratore delegato del colosso francese Gdf-Suez, Gérard Mestrallet, in cui si dichiara certo che dal loro incontro e dalle “buone pratiche che voi applicate ogni giorno con successo straordinario in Francia”, l’azienda non potrà che trovare “nuovo slancio economico e finanziario”. Ma questa santa alleanza, aggiunge Marino, dovrà essere “sostenuta e condotta da una nuova squadra dirigente che abbia la fiducia di tutti gli azionisti di cui è espressione”.

Nessuno dei fedelissimi del sindaco deve essersi è accorto della buccia di banana su cui stava per scivolare. Contestando infatti la gestione della società e in special modo il gruppo dirigente che l’ha guidata (con gli ottimi risultati che si son visti) si andava a colpire sì il presidente Cremonesi (implicitamente accusato di collusione con l’odiato Caltagirone), ma soprattutto l’amministratore delegato Paolo Gallo, il cui curriculum professionale è indelebilmente segnato dalla sua esperienza in Edison.

Sarebbe quanto meno improbabile che i francesi di Gdf-Suez, ancorchè “cugini” di Electricité de France proprietaria della Edison e soci nella “Edf Gaz de France Distribution”, buttassero fuori da una loro partecipata chi dal 2001 al 2002 è stato direttore delle strategie di Edison SpA, dal 2003 direttore generale di Edipower e dal 2008 al 2011 amministratore delegato della loro capogruppo in Italia.

Ad evitare nuovi passi falsi, qualcuno suggerirà certamente al sindaco che in una società per azioni quotata in Borsa nessun socio, per quanto di riferimento, può pretendere di essere informato “preventivamente” su tutte le scelte strategiche, anche di “natura gestionale e amministrativa” (!), che l’azienda è chiamata ad operare ogni giorno. Per giudicare dell’operato del management e del consiglio di amministrazione ci sono i tempi e le sedi stabilite dal codice civile. Il commissariamento di un’azienda invece richiede tutt’altre motivazioni e procedure.

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