Questa settimana a Roma: Diplomacy

piazzale-farnesina-sliderGiunta alla quarta edizione il focus sulla diplomazia dal 9 al 18 ottobre.

Torna a Roma Diplomacy, appuntamento internazionale sulla diplomazia giunto quest’anno alla sua quarta edizione.

La manifestazione, in programma da mercoledì 9 a venerdì 18 ottobre tra Roma e Spoleto, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con la collaborazione della Commissione Europa Rappresentanza in Italia, della Delegazione dell’Unione Europea presso la Santa Sede, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, dell’Ambasciata Americana, della Regione Umbria, della Camera di Commercio di Roma, rappresenta un’occasione per confrontarsi sugli eventi che hanno disegnato lo scenario politico 2013: dalla questione della sicurezza dei dati con i casi Snowden e Wikileaks, ai focolai di rivolta nati in rete, fino al rilancio dell’attività diplomatica vaticana con la nomina del nuovo segretario di Stato, Pietro Parolin.

“Con la crisi siriana e l’epilogo delle primavere arabe – spiega Giorgio Bartolomucci, direttore generale di Diplomacy – lo scacchiere internazionale si fa rovente ed emerge l’esigenza di una diplomazia che torni a ricoprire il ruolo di protagonista nella risoluzione delle controversie internazionali”.

“L’obiettivo che Diplomacy si pone quest’anno – spiega Aurelio Regina, presidente onorario del Comitato Organizzatore – è quello di far luce sull’efficacia oggi delle relazioni internazionali attraverso l’azione diplomatica, caratterizzata da interventi di Soft Power per evitare conflitti tra Paesi, ma anche come Diplomazia ed Economia, debbano sempre rispondere a principi di Responsabilità”.

I lavori di Diplomacy si apriranno il 10 ottobre prossimo alle ore 15 presso il Centro Studi Americani di Roma dove sarà proiettato il documentario sulla vita di Claire Boothe Luce, prima ambasciatrice donna Usa inviata in Italia nel 1953 per l’attuazione del piano Marshall.

E proprio del Piano Marshall si continuerà a discutere, interrogandosi sull’efficacia oggi di una politica di Soft Power basata su investimenti stranieri nelle zone più critiche del pianeta, per contenere i conflitti e costruire una solida cultura della pace.

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