Prende forma la nuova Confindustria

confindustriaSuperati i contrasti interni, prende il via il piano di ristrutturazione.

 

ROMA – Alla vigilia si preannunciava battaglia sul progetto di riforma della Confindustria tra gli opposti schieramenti. Da un lato c’era il gruppo dei contestatori della gestione Squinzi capitanato da Antonio D’Amato e Stefano Parisi, con il supporto di Gianfelice Rocca e dell’Eni. Dall’altro l’establishment confindustriale, tra cui Abete, Regina e Marcegaglia, stretto attorno al presidente e pronto a reagire al tentativo di golpe. Poi invece, annullata la blitzkrieg, i coltelli sono stati rinfoderati e i lavori della Giunta di Confindustria sono andati avanti regolarmente. All’ordine del giorno c’era un punto fondamentale, la riforma dell’associazione degli industriali italiani chiamati ad adeguare la loro struttura rappresentativa al mutato contesto politico e soprattutto economico, non solo nazionale.

Alla fine, dopo tre ore di dibattito, la contestazione rientra e la proposta di Squinzi, che recepisce parti non marginali della piattaforma avversaria, finisce col mettere tutti d’accordo. Qualcuno suggerisce che in realtà, a sbloccare la situazione abbia contribuito in maniera determinante l’accorato e convincente appello dell’ex presidente Luigi Abete, che appare sempre di più “la guida spirituale di una Confindustria alla ricerca di un nuovo identikit”.

La riforma dunque della Confindustria e dell’intero sistema associativo, elaborata dalla Commissione guidata da Carlo Pesenti, è stata approvata all’unanimità dalla Giunta della Confederazione, dopo 16 mesi di lavoro. Durante questo tempo la Commissione ha ascoltato tutte le componenti del sistema associativo (associazioni territoriali e di categoria, federazioni regionali, di settore e di scopo, soci aggregati, per un totale di circa 180 imprenditori) avvalendosi anche dello studio-indagine condotto dall’Ipsos di Nando Pagnoncelli, tramite più di 2.000 interviste ad associati e opinion leader.

“Sono soddisfatto – ha sottolineato Giorgio Squinzi – abbiamo segnato un passaggio fondamentale, dando il via a un importante rinnovamento del sistema, partito dal basso, frutto di un dibattito complesso che si è ritrovato in un percorso assolutamente condiviso. Era uno dei punti del mio programma di presidenza che diventa realtà. Con questo voto inizia un processo di ammodernamento che non si esaurisce oggi, al contrario, parte proprio da qui, perché Confindustria si possa rafforzare sempre più nel suo ruolo di protagonista strategica per il sistema produttivo e il paese”.

Per quanto riguarda i contenuti del piano, in estrema sintesi essi prendono le mosse da una ridefinizione della vision: “Confindustria partecipa al processo di sviluppo della società italiana contribuendo all’affermazione di un sistema imprenditoriale innovativo, internazionalizzato e sostenibile, capace di promuovere la crescita economica, sociale, civile e culturale dell’intera Nazione”.

Come corollario di questa nuova prospettiva, verrà riscritto il Codice Etico e dei Valori Associativi, per farne strumento di governo dell’associazione, e sarà istituito un apposito organismo, il Consiglio di Indirizzo Etico e dei Valori Associativi terzo e indipendente rispetto alle componenti o ai livelli associativi,

Il rafforzamento dell’identità, con una gestione più rigorosa del perimetro associativo significa da un lato, rafforzare criteri, valori, priorità di crescita attorno ai quali consolidare una forte identità associativa in cui tutto il sistema imprenditoriale possa riconoscersi e dall’altro, pervenire ad una rigorosa qualificazione dei meccanismi di cooptazione, in particolare, introducendo maggioranze particolarmente qualificate negli organi direttivi, in ogni caso di delibera in merito all’adesione di nuovi settori a Confindustria.

I tre assi della mission sono l’identità, la rappresentanza e i servizi per conferire a Confindustria nuove articolazioni e innovativi meccanismi di governance, e creare le condizioni affinché Confindustria continui a porsi come attore imprescindibile nell’elaborazione delle politiche economiche, sociali e industriali del Paese.

Per quanto riguarda in particolare le innovazioni organizzative, di fronte a una delle criticità più avvertite, ossia l’eccessiva dispersione di risorse, strutture e servizi identici, la Commissione ha evitato ogni forma impositiva dall’alto e ha creato un meccanismo di premialità per le iniziative aggregative. E’ stato pertanto ridisegnato il modello confindustriale, mantenendo e valorizzando la ricchezza costituita dalla duplice natura del rapporto associativo (territoriale e settoriale), ma riconducendo i diversi livelli all’interno di un quadro ordinato di prerogative e competenze.

Struttura_lug2013

In particolare, a livello territoriale, è stato profondamente rivisto il rapporto tra le Associazioni di territorio e le rappresentanze regionali, ricostituite come efficaci organismi per la gestione dei rapporti con le istituzioni regionali, più vicine alle esigenze delle associazioni che vi partecipano, alleggerite nella governance, ma rese più forti nella rappresentanza sia verso l’esterno che verso l’interno grazie all’istituzione di un Consiglio delle Rappresentanze Regionali e per le Politiche di Coesione, composto dai Presidenti di tutte le Rappresentanze Regionali.

Inoltre dagli attuali tre livelli degli organi direttivi si passa a due:
1.    Il Consiglio di Presidenza (l’attuale Comitato di Presidenza) composto da 10 membri (incluso il Presidente). Ne fanno parte di diritto il Presidente di Piccola Industria, il Presidente dei Giovani Imprenditori e il Presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali e per le Politiche di Coesione Territoriale.
2.    Il Consiglio Generale (l’attuale Giunta), organo di indirizzo strategico e di controllo in cui sono rappresentate le Associazioni e le diverse componenti o rappresentanze dirette. Il numero complessivo dei componenti del Consiglio Generale dipenderà dalle aggregazioni effettivamente realizzate: secondo le proiezioni effettuate si attesterebbe a circa 160 membri. 

Viene soppresso il Consiglio Direttivo. Tutte le associazioni del sistema partecipano all’Assemblea dei Delegati (attuale Assemblea Generale), le cui funzioni, valenza e periodicità vengono fortemente incrementate dalla Riforma. Completano il modello di governance i Giovani Imprenditori, la Piccola Industria, cui si aggiunge il Consiglio delle Rappresentanze Regionali e per le Politiche di Coesione e l’Advisory Board, organo consultivo di elaborazione strategica per la Presidenza di Confindustria.

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