Aspettando la legge di stabilità

Letta-Saccomanni-sliderIl Consiglio dei ministri varerà domani le misure per il 2014. Qualche beneficio e ancora tanti tagli

Chi sa cosa ci riserva il pacco prenatalizio che Letta e Saccomanni faranno trovare agli italiani martedì sera sotto l’albero? La curiosità infantile per i regali ha ispirato le previsioni dei media in questi giorni, che hanno parlato di tutto e del contrario di tutto: di una nuova stangata sulla sanità, dell’immancabile Imu, del cuneo fiscale e della service tax. Tanto che lo stesso premier ha sentito il dovere di intervenire su tweetter per avvisare: “Giornali a caccia di indiscrezioni spacciate per fatti su Legge Stabilità. Invito a leggere testo vero del Cdm martedì. Il resto è solo caos…”.

In effetti il caos non manca, ma neppure la convinzione che nel pacco ci sarà tanto carbone e poche caramelle. Queste dovrebbero ridursi ad un modesta riduzione del cuneo fiscale spalmata su tre anni (circa 200 euro in più in busta paga a primavera 2014 e niente per le imprese) e qualche limatura all’Irap legata alle assunzioni a tempo indeterminato.

Per la seconda rata dell’Imu si stanno cercando le coperture finanziarie, mentre in prospettiva la si valuta in funzione della nuova “Service tax”, per la quale intanto si naviga ancora al buio. Per la ristrutturazione dell’Iva alla Ragioneria giocano con il pallottoliere: le attuali 3 aliquote potrebbero diventare quattro. Si stanno infatti effettuando simulazioni con una quarta aliquota al 7-8%, nella quale far confluire alcuni beni ora al 4% ed altri al 10%. Chi esulta invece, come al solito, sono le banche che potranno ammortizzare le perdite sulle sofferenze in 5 anziché in 18 anni.

Il carbone invece abbonderà soprattutto sotto forma di tagli alle amministrazioni centrali dello Stato, alle Regioni e agli enti locali. Sembrava che con la manovrina di qualche giorno fa (ina per modo di dire perché è già costata 1,1 miliardo di euro) con i tagli lineari avremmo chiuso, in attesa che il nuovo spending reviewer, Carlo Cottarelli, cominciasse a lavorare di fino sugli sprechi e sulle spese improduttive.

La verità è che con la “camicia di nesso” del patto di stabilità Ue e del fiscal compact non si va lontano. Per quanti sforzi di fantasia il governo possa fare, il coperchio del 3% del deficit rispetto al Pil soffocherà sempre una seria politica antirecessiva. Quel messaggio che Draghi trasmette ogni giorno, cioè che “crescere è ugualmente importante che consolidare i bilanci”, assomiglia sempre più ad un ossimoro e non è altro che l’espressione di quella “forward guidance”, con cui lui stesso dice di guidare i mercati “attraverso la comunicazione di certezze per il futuro”.

Un futuro che di questo passo non assicurerà alcuna riduzione della disoccupazione, non offrirà alcuna prospettiva ai giovani, non allevierà la pressione fiscale, non rilancerà i consumi e gli investimenti. Andrà alla grande se l’anno prossimo riusciremo a raggiungere quello striminzito 1% di aumento del Pil che ci lascerà nella stessa identica palude di oggi.

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