La “grande rapina” dell’oro di Bankitalia

Banca_ditalia_sliderUn codicillo all’interno della legge di stabilità potrebbe prefigurare l’assalto al tesoro di “Fort Koch”

ROMA – Nella legge di stabilità appena approvata dal governo e ora all’esame di Bruxelles c’è un codicillo passato quasi del tutto inosservato. Si stabilisce infatti “la revisione della contabilizzazione delle quote della Banca d’Italia, che potrà portare un significativo apporto tra la fine di quest’anno e l’inizio dell’anno prossimo”.

L’indicazione governativa è molto più importante di quanto sembri e va inquadrata in quel disegno di valorizzazione delle quote di Bankitalia di cui si parla da mesi al di là di occhi e orecchie indiscrete. Il programma denominato “Bankoro” partirebbe dalla sistemazione delle partecipazioni private nel capitale di Bankitalia con una operazione che coinvolge le riserve auree detenute dalla Banca stessa. Il programma – secondo i soliti, non disinteressati esperti – porterebbe a ricapitalizzare le banche italiane, oggi (illegalmente) “azioniste” di Bankitalia, e a facilitare l’erogazione di credito a vantaggio del sistema economico. Con il ricavato aureo, le due maggiori banche italiane migliorerebbero i rispettivi coefficienti patrimoniali: il core tier1 aumenterebbe a oltre il 14% per Intesa Sanpaolo (contro l’attuale 11,2%) e a quasi il 12% per Unicredito (contro l’attuale 10,8%).

Partendo dal presupposto che la quantità di oro detenuta dalla Banca d’Italia sia sproporzionata rispetto ad ogni ragionevole funzione, smobilizzandone una parte e distribuendola pro quota agli azionisti, le banche private attuerebbero la “rapina del secolo” ritrovandosi in cassa all’incirca 20 miliardi di euro, sottratti alle casse dello Stato.

Per rendere legittimo l’esproprio si richiamano fattori. Il primo è la legge del 2005, n. 262, con la quale fu avviata la riforma dello statuto della Banca centrale che avrebbe dovuto escludere i soggetti privati dall’azionariato; la riforma non è mai stata portata a termine. Il secondo fattore sta nella quantità di oro detenuta dalla Banca d’Italia: si tratta di oltre 2.400 tonnellate, superiore a qualsiasi altra banca centrale europea, fatta eccezione per la sola Germania. Infine viene fatto notare che il progetto Bankoro non prevede la vendita di oro italiano, ma solo di rivalutarlo per liquidare le partecipazioni dei privati nel capitale della Banca centrale.

Ora un gruppo di senatori del Movimento 5 Stelle (primo firmatario Francesco Molinari) ha rivolto un’interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia in cui si denuncia che “la soluzione prospettata non sembrerebbe essere una pura ipotesi accademica bensì una vera e propria strategia per sottrarre beni pubblici e ciò verrebbe confermato dalla notizia che la Banca d’Italia ha costituito una commissione di tre saggi che dovranno valutare il patrimonio della Banca, tenendo conto delle riserve auree e, a breve, confermare che il valore delle quote detenute dalle banche è nettamente superiore a quello iscritto a bilancio, e quindi potranno successivamente procedere alla rivalutazione contabile e migliorare enormemente i loro requisiti”.
Gli interroganti richiamano altresì l’attenzione di Letta e Saccomanni sull’attuale governance della Banca d’Italia che “caso unico nel panorama mondiale, implica un conflitto d’interessi per cui i controllati (le banche) detengono il capitale del loro controllore (la Banca d’Italia), conflitto di interessi che potrebbe proiettare ombre sull’attività dell’Istituto di vigilanza e sulla sua trasparenza, e i suoi vertici dovrebbero intervenire al fine di farsi carico dei suddetti problemi”.
Per questi motivi i senatori M5S chiedono “quale sia il parere del Governo in merito alle proposte formulate di ‘smobilizzazione’ delle riserve auree di Banca d’Italia formulate in premessa e se non ritenga necessario rafforzare il credito alle imprese piuttosto che elargire favori alle banche”. E invitano altresì il governo a “dare attuazione alle disposizioni contenute nella legge 28 dicembre 2005, n. 262, in modo da ritrasferire allo Stato ed agli enti pubblici le quote di partecipazione in Banca d’Italia attualmente in mano a imprese private, così da sottrarre la Banca centrale dalle oligarchie private e ricondurla in ambito pubblico”.

Potrebbero interessarti anche