La montagna ha partorito il topolino

Cdm_Letta_sliderConfindustria e sindacati uniti nelle critiche alla legge di stabilità appena approvata. Il quadro delle misure adottate

 

ROMA – “Si tratta di una manovra che allontana la ripresa, che non convince e non centra l’obiettivo dell’equità. Manca di chiare indicazioni in direzione della ridistribuzione del reddito”. E’ il commento a caldo della Cgil che boccia la legge di stabilità appena approvata dal governo e inviata a Bruxelles attraverso una email.

La Uil, il sindacato guidato da Luigi Angeletti, avverte: ”La riduzione delle tasse sul lavoro è una finzione e quindi la ripresa sarà una finzione. L’unica cosa vera sarà il permanere della disoccupazione”. Dalla Cisl arriva un giudizio più morbido: ”Ci sono dei segnali positivi sul piano della riduzione delle tasse per i lavoratori e le imprese dopo tanti anni in cui le tasse sono state aumentate, anche se occorrerebbe fare di più sul fisco”. Le reazioni dei sindacati raffreddano l’entusiasmo con cui il premier Enrico Letta e il vicepremier Angelino Alfano avevano presentato la legge di stabilita’ con una conferenza stampa in cui avevano parlato di forte ”riduzione delle tasse per famiglie e lavoro”.

Anche dalla Confindustria arrivano giudizi negativi: ”La legge di stabilità ci allontana dall’obiettivo di dare vigore alla lenta ripresa che si sta delineando. E’ indispensabile che gli interventi siano disegnati in un arco temporale pluriennale e con dimensioni crescenti nel tempo”. Rete Imprese Italia definisce ”un’aspirina” le misure messe a punto dal governo sull’arco di tre anni per favorire la ripresa. ”Dodici miliardi non sono lo shock economico di cui l’Italia ha bisogno per uscire dalla recessione, rilanciare gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie. Non è l’ora dell’aspirina. Serve almeno il doppio della cifra prevista dal governo”, dichiara Ivan Malavasi, presidente della Cna e di Rete Imprese Italia.

Malumori pure tra i Comuni. Per l’allentamento del patto di stabilità arriva solo un miliardo in investimenti (se ne attendevano almeno due). Secondo i primi calcoli, la nuova Service tax che prende il posto dell’ Imu assicurerebbe un miliardo di incassi per i Comuni, ritenuti insufficienti per far fronte alle emergenze e all’erogazione dei servizi. Altro punto su cui si concentrano le critiche riguarda la decisione di non incrementare la tassazione delle rendite finanziarie che nelle ultime bozze della legge di stabilità era previsto che dovesse salire dal 20 al 22%.

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Le prime valutazioni individuali di rappresentanti politici e sindacali non si discostano dal coro di critiche. Maurizio Landini, segretario della Fiom, dichiara che sarebbe stato soddisfatto se tornassero i soldi nelle buste paga, mentre non ha capito come verranno divisi i 5 miliardi di euro in tre anni che il governo stanzia per aiutare lavoratori e imprese: ”Ho la sensazione che alla fine non abbiamo una manovra che affronta i problemi che abbiamo di fronte. Siamo di fronte a una deindustrializzazione del nostro Paese, molte industrie rischiano di non esserci più. Questa manovra apre veramente a degli investimenti? La banda larga in questo Paese dov’è?. Esiste un piano nazionale dei trasporti?”. Aurelio Regina, vice presidente di Confindustria, ammette che ”occorre intervenire pesantemente sui fattori produttivi come il costo del lavoro, quindi sul cuneo fiscale per incentivare le imprese e aiutare i lavoratori. La proporzione dell’investimento della legge di stabilità in questa direzione è talmente irrisoria che nessuno degli effetti avrà luogo”.

Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, boccia senza appello la legge di stabilità: ”Ci si muove a tentoni e si mettono appena 12 euro nelle buste paga mentre ci sono un sacco di spese e tasse in aumento. Con un governo di larghe intese i risultati non potevano essere che questi perché non c’e’ coraggio”. Pippo Civati, tra i candidati in corsa per la segreteria del Pd, è d’accordo con Meloni: ”Questo governo non ha coraggio, bisognava parlare di lavoro e cuneo fiscale e non solo di Imu. Il Pil dell’Italia è sceso di 25 miliardi”. Lapidario il giudizio di Massimo Giannini (La Repubblica): “La Finanziaria delle Larghe Intese brilla soprattutto per quello che non c’è (cioè i malefici che evita) piuttosto che per quello che c’è (cioè i benefici che porta). Il risultato è una manovra di mantenimento, o di galleggiamento. Ci mette ‘al sicuro con l’Europa’ (e questo il premier Letta fa bene a rivendicarlo), ma non ‘ci porta fuori dalla recessione’ (e questo il ministro Saccomanni esagera a sottolinearlo)”.

Il premier nella conferenza stampa di ieri sera ha ricordato con orgoglio come d’altro canto il governo si sia concentrato sul finanziamento del sociale a partire dalle cooperative e dal rifinanziamento del 5xmille. D’altro canto, osserva non senza ironia il presidente del Consiglio: ”Molti avrebbero sperato che potessimo stampare moneta”, ma non ”ne siamo capaci né io né il ministro Saccomanni”. A difesa delle posizioni del governo si schiera Carlo dell’Aringa, sottosegretario al Lavoro: ”L’Italia deve mantenere l’equilibrio dei conti pubblici perchè così potremmo chiedere all’Europa quel tipo di flessibilità fiscale che hanno Francia e Spagna. Questa manovra da 11 miliardi è ciò che il Paese può permettersi”.

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