La gaffe di Letta che parla di privatizzazioni

Washington-post-sliderIl premier dichiara al Washington Post l’intenzione di vendere il 49% di Terna.

 

 

ROMA – La notizia è rimbalzata sulle agenzie di mezzo mondo: lo Stato italiano è pronto a procedere nelle privatizzazioni, cedendo sul mercato, per cominciare, una quota di Terna e di Fincantieri. In un’intervista concessa al Washington Post dal presidente del Consiglio durante la sua visita ufficiale negli Usa, alla domanda su dove troverà le risorse per abbattere il debito sovrano, Letta risponde: “Con il processo di privatizzazioni. Credo che i mercati siano ora pronti a comprare e noi cederemo asset pubblici… Fincantieri, ad esempio. Venderemo una quota di Terna, che è la rete elettrica nazionale, naturalmente non per il 100%, ma al 49%”.

La notizia esplode in Italia come una bomba e semina lo sconcerto negli ambienti politici e sindacali. Le azioni di Terna perdono in pochi minuti il 2% per poi riprendersi parzialmente dopo alcune precisazioni ufficiali. All’interno del governo c’è chi trova conferma nelle decisioni di vertice assunte senza un reale dibattito e la condivisione all’interno della maggioranza di governo.

Da Palazzo Chigi escono imbarazzate (e imbarazzanti) rettifiche. In una nota delle ore 18 di oggi si precisa: ”In tema di privatizzazioni i riferimenti numerici a ipotesi di dismissioni riportati in un’intervista del presidente del consiglio Enrico Letta al Washington Post sono da intendersi come puramente indicativi della volontà di offrire al mercato quote non di controllo. In materia il governo deciderà entro l’anno, come previsto dal piano Destinazione Italia, con il supporto del Comitato per le privatizzazioni istituito presso il ministero dell’Economia e Finanze”.

Subito dopo però la stessa fonte aggiunge che sarebbe saltata una virgola nella trascrizione dell’intervista e che il premier voleva dire che lo Stato intende cedere il 4,9% di Terna, sul totale del 29,9% posseduto tramite Cassa depositi e prestiti. Insomma, la “toppa” messa frettolosamente dalla Presidenza del Consiglio ha tutta l’aria di essere peggiore del “buco” aperto dalle dichiarazioni del “capo”.

A scanso di equivoci riportiamo l’estratto originale dell’intervista incriminata al Washington Post. Il giornalista del Post Lally Weymouth chiede a Letta: “If you cut all these things, where will you get revenue?” Letta risponde: “From a privatization process. I think now the markets are ready to buy and we will sell public assets, Fincantieri, for instance — a shipyard. We will sell one part of Terna, which is the national electric grid. Of course, not 100 percent but 49 percent. We will present this privatization plan, and I think it will be a very important step”. Sembra improbabile (e incredibile) che Letta possa aver detto “not 100 percent but 4,9 percent”. Siamo seri!

D’altronde che questa sia la strategia del governo ce lo ricorda in ogni occasione il ministro dell’Economia Saccomanni che ieri alla stampa estera ha detto: “Lo Stato possiede importanti quote azionarie ed è anche proprietario al 100% di società che non sono quotate in Borsa. In questo caso il processo potrebbe avere luogo attraverso una quotazione in Borsa inferiore al 100%”. Il ministro per lo Sviluppo economico Flavio Zanonato ha aggiunto che un decreto legge con le prime misure attuative di Destinazione Italia potrebbe essere sul tavolo del Consiglio dei ministri già entro i prossimi 15 giorni.

Qualcuno si sarà ricordato di informare dell’iniziativa il vice ministro dell’Economia, Stefano Fassina?

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