Nel fortino assediato della legge di stabilità

Fassina_StefanoI sindacati proclamano unitariamente lo sciopero di quattro ore. Anche gli industriali critici sulla manovra. Il vice ministro dell’Economia, Fassina, si dichiara aperto a miglioramenti, ma parla di “insostenibilità della linea economica dell’eurozona”.

 

ROMA – Ancora la legge di stabilità al centro della scena politica nazionale e comunitaria. Mentre il provvedimento arriva a Bruxelles e approda in Parlamento (dove finalmente si conoscerà il testo definitivo, nero su bianco), le forze sociali scendono in campo e si preparano alla battaglia per cambiarne i contenuti.I tre sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil, hanno indetto uno sciopero di 4 ore da tenere da qui alla metà di novembre per chiedere di modificare il provvedimento, su cui hanno ribadito il giudizio negativo.

La decisione dello sciopero è stata presa in un incontro tra i segretari dei sindacati confederali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Per il leader della Uil, con questa legge di stabilità “abbiamo condannato il Paese alla stagnazione” quando la “crescita doveva essere la priorità”: Angeletti ritiene impossibile recuperare posti di lavoro e frenare l’impennata del tasso di disoccupazione giovanile. “Anche se ci fosse una modestissima riduzione dei carico fiscale sarebbe simbolica e del tutto inefficace”, ha aggiunto il segretario della Uil. Sulla stessa linea, Raffaele Bonanni, leader della Cisl: “Non si è voluto mettere mano agli sprechi, le ruberie e gli assetti di potere. Ha vinto il partito della spesa pubblica”. 

Sul versante opposto, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, non è più tenero nei confronti della legge: “Da parte del governo gli interventi sono assolutamente insufficienti“. Il leader degli imprenditori, in particolare, si dice profondamente deluso per “l’entità degli stanziamenti, ben lontana da quella che secondo noi garantirebbe un impatto sull’economia”. In particolare, “sul cuneo fiscale le risorse non sono assolutamente in grado di produrre alcuno stimolo sulla domanda”. Poi il presidente di Confindustria manifesta le sue preoccupazioni sulla manovra: “C’è il forte timore che nel passaggio da decreto a legge saltino fuori le solite porcate, di cui abbiamo larga esperienza nel passato: mi auguro che questo non avvenga”. 

Ma è il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, che, pur dicendosi pronto a modifiche della legge di stabilità, mette il dito nella vera piaga della nostra situazione economica. “Il punto fondamentale riguarda la politica europea. Le chiavi per far ripartire l’economia sono a Bruxelles. La partita fondamentale si gioca lì ed è lì che dobbiamo combattere per un radicale cambiamento di rotta della politica economica. La presidenza di turno dell’Italia sarà un passaggio fondamentale”. L’esponente Pd chiarisce le sue perplessità nei confronti di Bruxelles: “Ho posto un problema politico, l’insostenibilità della linea economica dell’Eurozona, e ho trovato il premier disponibile ad affrontarlo. Una grande forza progressista ha il compito di misurarsi con le emergenze anche nel peggior quadro politico possibile”. Per il viceministro dell’Economia, è necessario “intervenire negli spazi che ci sono, al di sotto della soglia del 3%, con gli investimenti che sono la leva più efficace per sostenere la ripresa e generare occupazione”. 

E a proposito delle sue minacciate dimissioni, ribadisce che non era e non è “un problema personale. Il problema è la piena cittadinanza di una posizione politica, quella di chi crede con forza all’insostenibilità della linea economica dell’eurozona, di chi denuncia le contraddizioni di un’austerità cieca, di chi combatte la svalutazione del lavoro. So che ci sono dei vincoli – afferma l’ex- responsabile economico del Pd – ma Letta mi ha garantito di potere proporre dei correttivi”.Al tempo stesso Fassina, pur con tutte le riserve, nega che la legge di stabilità contenga sconti alle banche, definisce un errore lo sciopero generale da parte dei sindacati e lancia una frecciata a Matteo Renzi: “Fare i pierini è facile ma non consente di dare risposte. Se si cavalca il malcontento in modo demagogico e con soluzioni fantasiose tipo il taglio del cuneo fiscale di 20 miliardi da finanziare con le pensioni d’oro, dalle quali si può ricavare qualche centinaio di milioni, si danneggia non solo il governo, ma l’Italia”.

Sulle stesse posizioni di Fassina, anche se con motivazioni diametralmente opposte, si schiera il Pdl “lealista”. Paolo Romani, ex ministro dello Sviluppo Economico sotto il governo Berlusconi, si dimostra altrettanto critico nei confronti del ruolo del nostro Paese in ambito comunitario. “L’Italia in Europa non sa farsi rispettare. Basti pensare al comportamento di Saccomanni che ha preferito fare una manovra da 11,6 miliardi per rimettere a posto le cifre e correggere quel 3,1 al 3,0.

Questo la dice lunga sullo stato di soggezione del nostro Paese nei confronti dell’Ue. Un governo delle larghe intese dovrebbe servire anche a questo: a farci rispettare in Europa”. Sulla manovra di stabilità, l’ex ministro mantiene un “giudizio sospeso”, perché ci sono misure che non hanno ancora preso una direzione chiara. “Il nostro sistema industriale, malgrado le bordate della crisi, è riuscito a restare a galla grazie all’export che ha continuato a reggere. Ma la crescita non si fa certo per decreto. Occorrono misure in grado di attivare la ripresa dei consumi interni. E non c’è dubbio che il governo debba insistere rendendo più leggero il carico fiscale sul lavoro. Giovani e neo-assunti innanzitutto”.Invece Bruxelles, sorda alle critiche che si fanno ogni giorno più numerose in Europa, continua ad affilare le armi.

Secondo il portavoce del commissario agli affari economici Olli Rehn, la Commissione europea ha ricevuto “tutte le informazioni di cui aveva bisogno sulla legge di stabilità e ora può partire l’analisi” (anche se il testo formale è atteso nel pomeriggio di oggi. La Commissione europea ha anche avviato contatti con l’Italia per avere informazioni sull’operazione che ha portato l’ingresso di Poste italiane nel capitale di Alitalia, e attende le risposte. Lo afferma, con tono vagamente minaccioso, Antoine Colombani, portavoce del commissario europeo per la Concorrenza, Joaquin Almunia. ”Siamo in contatto con le autorità italiane”, ma l’Ue al momento non prevede notifiche. “Abbiamo chiesto informazioni sul caso e l’Italia ce le dovrà fornire”.

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