Antimafia, Rosi Bindi eletta presidente

Rosy_BindiI rappresentanti del Pdl lasciano la Commissione e non parteciperanno ai suoi lavori

 

ROMA – Nuovo strappo tra i “soci” delle larghe intese: dopo due fumate nere, Rosy Bindi è stata eletta presidente della Commissione Antimafia con 25 voti di Sel, e Partito democratico. Luigi Gaetti (Movimento 5 Stelle) ha ottenuto 8 voti, 2 sono state le schede bianche e una nulla. Dalla seconda votazione, infatti, il presidente poteva essere eletto a maggioranza relativa.

Il Pdl non ha partecipato al voto per protesta contro il mancato accordo su un nome al di fuori dei due maggiori partiti che sostengono il Governo e ha annunciato che diserterà anche le sedute future della Commissione. Riccardo Nuti (M5s) ha smentito qualsiasi “giallo” su una presunta spaccatura all’interno del Movimento nel primo voto. Infatti Gaetti aveva avuto 6 voti invece di 8, “perché lui stesso non si è votato e un altro nostro collega era in quel momento in missione. Quindi nessuna spaccatura”. 

L’Aventino della delegazione parlamentare del Pdl era stata preannunciata dai capigruppo Renato Brunetta e Renato Schifani: “I rappresentanti del Popolo della libertà in Commissione Antimafia non parteciperanno al voto odierno per l’elezione del presidente e dell’ufficio di presidenza, dal momento che il Partito democratico intende imporre un proprio candidato usando solo la forza dei numeri e senza la necessaria condivisione per una scelta così importante. Ricordiamo che negli ultimi mesi l’elezione degli organi della Commissione Antimafia ha subito numerosi rinvii proprio a causa delle divisioni interne allo stesso Pd. La delegazione del Popolo della libertà – aggiungono – non parteciperà ai lavori della Commissione per l’intera legislatura, denunciando con questo atto l’irresponsabilità del Pd ed affermando la necessità di avere alla presidenza di una Commissione così importante una personalità condivisa dall’insieme delle forze politiche”.

Si conclude così nel peggiore dei modi il braccio di ferro tra i due partner della coalizione di governo che ha tenuto paralizzata la Commissione antimafia per sette mesi. A un certo punto era sembrato che l’accordo fosse stato trovato su una presidenza di Scelta Civica, che si era affrettata a fare il nome di Lorenzo Dellai. Ma la candidatura era saltata prima ancora di diventare ufficiale per rivalità interne allo stesso partito dell’ex Mario Monti. “Mettano chi vogliono – aveva tuonato il senatore catanese di Scelta Civica, Andrea Vecchio – ma io Dellai non lo voto. Pensavo che ci potesse essere una convergenza sul mio nome, che sulle questioni di mafia ho le mie cicatrici. Non mi sarei comunque anteposto a Dellai, ma non mi hanno detto nulla, hanno presentato la candidatura senza dirmi niente”, lamenta Vecchio, che ha presieduto in questi mesi Palazzo San Macuto, essendo il componente più anziano della commissione. 

Ma nemmeno all’interno del Pd c’è stato fino all’ultimo accordo unanime. Nella girandola di candidature, a un certo punto era stato fatto il nome della giovane deputata campana del Pd, Pina Picierno, vicina al ministro Dario Franceschini, bruciata però anche lei ancora “in fasce”. A loro volta i parlamentari di Renzi, pur di scongiurare l’elezione di Rosi Bindi, avevano addirittura proposto di lasciare la presidenza al Pdl, segnalando Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato assassinato. Ma alla fine si sono arresi alla designazione maggioritaria del segretario del partito Epifani.

Formalmente dunque l’organigramma della Commissione antimafia adesso è completo e i lavori potrebbero cominciare. Ma “l’anatra è zoppa” e il suo cammino si presenta quanto mai accidentato.

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