Tutti ad invocare l’Agenda Digitale

agenda_digitaleIl presidente del Consiglio, il Commissario europeo e gli addetti ai lavoratori sollecitano un salto di qualità

 

ROMA – “Contenta che l’Italia abbia messo la digitalizzazione in cima alle priorità, con una nuova Agenzia digitale e un Digital Champion, Francesco Caio, che sta spingendo forte su questo tema’, ha detto il Commissario Ue all’Agenda digitale, Neelie Kroes, intervenendo all’Italian Digital Agenda Annual Forum, promosso da Confindustria Digitale.

L’Italia deve accelerare sulle infrastrutture a banda larga, deve cominciare a “prendere sul serio la questione della connettività”. per superare il tempo dei burocrati e lottare con passione per raggiungere l’obiettivo della crescita della digital economy, imprescindibile per uscire dall’attuale crisi economica.

“Ho bisogno di combattenti, per promuovere la digitalizzazione della società e l’implementazione dell’Agenda”, ha affermato Kroes, sottolineando come il problema dell’Europa – sia “la disoccupazione giovanile al 38%”. Un problema drammatico per entità e conseguenze, la cui soluzione può trovarsi nella digitalizzazione, in rete, perchè “…tutte le attività, economiche e non, sono toccate dal digitale. Internet – ha aggiunto Kroes – crea 5 posti di lavoro ogni 2 persi. Dieci punti percentuali in più di banda larga porterebbero ad un aumento della crescita tra l’1 e l’1,5%”, senza contare che “presto il 90% dei lavori richiederanno competenze digitali”.

Ed è per questo che bisogna rompere gli indugi, accelerare la copertura delle reti a banda ultralarga che in Italia raggiungono ancora solo il 14% delle abitazioni, una percentuale che pone il nostro paese all’ultimo posto in Europa. Un divario che, come ha spiegato anche Kroes, non è solo infrastrutturale, ma anche ‘culturale’: attualmente, infatti, quasi 4 italiani adulti su 10 non ha mai usato internet.

Si tratta, per il Commissario europeo, di “un grande smacco per la popolazione italiana”, come dimostra, ad esempio, il caso di Glancee, la startup italiana acquistata lo scorso anno da Facebook e traslocata nella Silicon Valley. Ma, per chi volesse vedere il bicchiere mezzo pieno, potrebbe essere anche “una grande opportunità da cogliere” per il Paese, che ha tutto da guadagnare dalla crescita della consapevolezza dell’importanza del web tra la popolazione e le imprese.

La Ue, ha ricordato ancora il Commissario, sta mettendo a disposizione degli Stati membri molti strumenti finanziari per sostenere la crescita dei prodotti e dei servizi digitali. La digital economy, peraltro, sarà anche al centro dei lavori del prossimo Consiglio europeo del 24-25 ottobre.

“Negli ultimi 7 anni, l’Italia ha già programmato progetti ICT per 1,6 miliardi grazie ai fondi strutturali ma – ha aggiunto – nello stato attuale, non c’è abbastanza capacità di pianificazione e implementazione dei progetti ICT e per la banda larga…Risolvete questi problemi, rafforzate la pianificazione e potrete cogliere a pieno i vantaggi dei nuovi fondi strutturali e d’investimento, per i quali l’ICT è un’area prioritaria”. Così facendo, per la Kroes, “l’Italia potrà rimuovere le principali barriere all’innovazione, alla produttività e alla crescita. Si tratta di un’opportunità da non perdere”.

Una questione, quindi, che esula dal singolo Stato membro e va riportata nel quadro di un mercato europeo che va unificato, per consentire di guardare al futuro in un’ottica digitale. Perché è lì che il mondo sta andando, e non riguarda solo le tlc, ma tutti i settori: dall’informazione alla logistica, dal turismo alla sanità, niente può più prescindere dal passaggio agli strumenti offerti dalla digital economy.

E per questo la Kroes ha ricordato che il mercato unico tlc vale un ‘montepremi’ da 110 miliardi di euro l’anno e che un’infrastruttura digitale solida potrebbe portare a un aumento della produttività di 5 punti percentuali. “E’ tempo – ha detto Kroes – di smantellare le barriere al mercato unico, per cominciare a vedere come la crescita in questo settore può stimolare quella dell’intera economia”.

Sul palco dei relatori è tutto un inno all’importanza strategica dell’Agenda Digitale e alla sua indispensabile realizzazione. Nella platea degli imprenditori che hanno preso parte al secondo ”Italian Digital Agenda Forum”, alla presenza di tutti gli stakeholder dell’ecosistema dell’Ict, si respira invece grande preoccupazione, forti timori e un clima di sfiducia per le sorti dell’Agenda.

Ed è proprio Letta che dà il segno del clima di urgenza che pende sull’Agenda italiana, legata a doppio filo con le sorti di quella europea: “Giovedì e venerdì prossimo c’è il consiglio europeo sull’economia digitale – ha detto Letta – è un appuntamento fondamentale, in cui sosterremo la posizione del commissario Kroes. E’ un appuntamento che può decretare la svolta o la tomba dell’Agenda Digitale europea”.

Secondo Letta, quella di giovedì è l’ultima finestra disponibile per rendere vincolanti a livello Ue le norme di attuazione dell’Agenda Digitale. “Fra nove mesi il Parlamento Europeo cessa – dice Letta – Se perdiamo questa occasione l’Agenda Digitale rischia di perdere due anni secchi. L’impegno forte dell’Italia va in direzione del mercato unico delle Tlc. L’Ue con 28 Stati che si muovono in ordine sparso non ha il peso economico sufficiente per essere competitiva”.

Attraverso il tema dell’Agenda digitale “possiamo affrontare il grande incubo nazionale, la disoccupazione giovanile”, ha aggiunto Letta, rivendicando di aver “ridotto il costo dell’assunzione di giovani” e di aver creato “11mila posti con il ‘click’ nel mese di ottobre”. Ma il discorso è più ampio: “Va dato un messaggio forte. A volte c’è la sensazione di un non detto: credo sia sbagliato dire che le nuove tecnologie non tolgono posti di lavoro. Ma dobbiamo essere convincenti nello spiegare quanti nuovi posti di lavoro si riescono a creare con l’applicazione delle nuove tecnologie. E alla fine il Paese è più competitivo, cresce, e dunque crea nuovi posti di lavoro.

La mattinata si era aperta con l’appello di Stefano Parisi, presidente di Confidustria Digitale, che ha lanciato un appello al Consiglio Europeo: “L’Europa non può limitarsi a indicare direttive e norme – ha detto Parisi – perché l’Agenda Digitale venga realmente attuata è necessario un impegno forte e vincolante, un Digital Compact che abbia le stesse caratteristiche del Fiscal Compact varato nel 2012, con misure dure che hanno però hanno innescato la crescita. E’ il momento di rendere vincolanti gli impegni per l’Agenda Digitale, per uscire dai convegni e abbattere l’immobilismo ottuso della PA, chiusa al cambiamento digitale”.

L’appello di Stefano Parisi è stato raccolto da Francesco Caio, Commissario di Governo per l’attuazione dell’Agenda e Digital Champion italiano. “Da quando sono stato chiamato da Letta, lo scorso mese di giugno, molte cose sono state fatte – dice Caio – ma ora serve un cambio di marcia, bisogna porre l’enfasi sul fare, tanto più che lo statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale sarà approvato entro fine anno. Le priorità sono la creazione di un sistema pubblico di identità digitale, l’anagrafe nazionale della popolazione e la fatturazione elettronica, che sarà obbligatoria dal 2014 per tutte le imprese che fatturano verso la PA”.

D’accordo con la proposta di un Digital Compact a livello europeo è Franco Bassanini, presidente di Cdp. “E’ necessario fare un “public assessment” sulla performance delle reti in Italia. Si faccia una valutazione delle condizioni delle infrastrutture di rete del nostro paese, per verificare a che punto siamo con il raggiungimento degli obiettivi di Horizon 2020, vale a dire della copertura a 100 mbps per il 50% della popolazione entro il 2020 (la media europea ad oggi è del 2%). In base a questa valutazione, che potrà essere affidata a due soggetti stranieri e a uno italiano, si potranno fare i piani di investimento necessari per raggiungere il target europeo. Se siamo in linea con gli obiettivi, la Cdp non si occuperà delle Tlc. C’è poi da dire – aggiunge Bassanini – che gli investimenti in reti fisse Tlc è un investimento a lungo termine”.

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