Metro C, il giallo dei mancati pagamenti

Metro_sliderGli stratagemmi improvvisati dal segretario generale per non pagare la fattura da 230 milioni

 

ROMA – “Siamo tutti con Improta”. Parafrasando John Kennedy, i romani si schierano con l’assessore alla mobilità del Comune che da mesi si adopera per mettere d’accordo il committente pubblico della metro C, Roma Metropolitane, e il Consorzio di costruttori incaricato della sua realizzazione.

Quando a inizio di settembre sembrava che l’accordo fosse stato finalmente trovato con l’impegno dell’amministrazione a pagare la fattura arretrata di 230 milioni, prima il ragioniere generale, Maurizio Salvi, poi il segretario generale del Comune, Liborio Iudicello (pare spalleggiati entrambi dall’assessore al bilancio, Daniela Morgante), si sono messi di traverso e rifiutano di firmare il mandato di pagamento.

Eppure le carte erano a posto: l’accordo sulla cifra da pagare era stato sottoscritto dalle due parti, il collegio dei rispettivi tecnici si era trovato d’intesa e sulla transazione era stato messo il timbro finale del Cipe e della Corte dei conti. Il problema tecnico sollevato dai funzionari dell’amministrazione, se cioè con quella cifra si debba pagare anche l’aumento del 3,75% per l’intera tratta, già riconosciuto ma non ancora deliberato dalla giunta, ha il sapore pretestuoso del temporeggiamento per guadagnare tempo, approvare il bilancio comunale e trovare i soldi che non ci sono.

Sfiancato però finanziariamente dall’attesa dei pagamenti e pressato dalle banche che hanno anticipato i soldi per l’avanzamento dei lavori, la società consortile Metro C scpa (Astaldi 34,5%, Vianini Lavori 34,5%, Ansaldo Trasporti Sistemi Ferroviari 14%, CMB 10% e Consorzio Cooperative Costruzioni 7%), dopo aver tante volte minacciato la sospensione dei lavori, questa volta fa sul serio. Se entro lunedì prossimo il Campidoglio non avrà versato a Metro C i 230 milioni pattuiti “chiuderemo di nuovo i cantieri, ma stavolta per sempre”.

“Non possiamo più aspettare – fanno sapere dal Consorzio – in cassa non c’è più una lira e abbiamo 170 milioni di debiti con le banche. Stiamo parlando di somme che ci sono dovute dal 2011, dichiarate disponibili da tutti gli enti finanziatori, per le quali abbiamo emesso una fattura che non ci è stata pagata. Solo in Italia – è l’amara conclusione dei costruttori – può succedere una cosa così”.

Per tutta risposta il segretario generale ha escogitato l’ennesimo rinvio camuffandolo sotto le spoglie di un’altra commissione consultiva da istituire per stabilire se l’accordo transattivo tra Roma Metropolitane e Consorzio sia congruo o no. A quel punto, sentendosi tradito e sconfessato, Improta è sbottato e ha detto basta: “Se è così io non me ne occupo più. Pensateci voi”.

Nessuno ha potuto dargli torto e di conseguenza se il Comune non onorerà il suo impegno non solo l’assessore “se ne tornerà in Alitalia”, come qualcuno gli ha sentito dire, ma la più grande opera pubblica italiana rischia seriamente di andare in fumo.

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