A vele spiegate verso l’unione bancaria

Bce_eurotowerSono 15 gli istituti italiani sotto esame della Bce. Draghi scrive ad Almunia agitando lo spettro di una crisi sistemica

 

ROMA – Sovranità nazionale, ultimo atto. Con l’avvio della procedura che nel giro di un anno porterà alla vigilanza bancaria europea da parte della Bce, Mario Draghi diventa l’arbitro indiscusso delle sorti non solo finanziarie, ma economiche dei 28 paesi Ue.

Ieri Eurotower ha annunciato i nuovi criteri comuni per la valutazione degli attivi delle 128 più importanti banche europee, di cui 15 italiane. L’esame preliminare dei prossimi dodici mesi verterà per ciascun istituto di credito su tre materie: la valutazione generale del rischio, come la liquidità, la raccolta e la leva finanziaria; la revisione della qualità dell’attivo, con esame dettagliato delle aree più critiche; lo stress test a cui sarà sottoposto il bilancio di ciascuna banca attraverso la simulazione di situazioni estreme.

“Dovremo correggere i punti di debolezza ed eliminare l’incertezza”, ha ammonito, non senza una certa supponenza, il direttore della Bce, Ignazio Angeloni, investito della preparazione del meccanismo di vigilanza unica. E la Bce ha già fatto sapere che adotterà criteri più severi rispetto a quelli utilizzati nelle ultime due tornate di stress test dalla European Banking Authority (Eba). Quest’ultima, infatti, aveva lasciato alle autorità nazionali la discrezionalità nella definizione dei prestiti inesigibili. La Bce, invece, ha precisato che tra questi le banche dovranno considerare i crediti scaduti da oltre 90 giorni. Sul fronte patrimoniale, inoltre, la Bce intende prescrivere alle banche un rapporto tra il patrimonio di base dell’istituto di credito e il totale delle sue attività ponderate per il rischio (Core Tier 1) non inferiore all’8%.

Se, alla fine del test, la banca non avrà superato l’esame, la Bce detterà coattivamente le azioni correttive da intraprendere, che potranno andare, a seconda dei casi, dall’aumento degli accantonamenti alla cessione di asset, dalla mancata distribuzione degli utili alla misura più drastica, cioè la ricapitalizzazione. A quest’ultimo riguardo Draghi è stato quanto mai esplicito: se non vi provvederanno direttamente gli azionisti, la Bce deve essere dotata di una rete straordinaria di sicurezza di risorse finanziarie pubbliche per intervenire. Il Fondo European stability mechanism (Esm) infatti, con la sua attuale dotazione di 60 miliardi di euro, non sarebbe in grado da solo di far fronte a tutte le eventuali richieste.

Come è sua abitudine, queste cose Draghi le ha anticipate il 20 luglio scorso, con una lettera che doveva rimanere segreta, al commissario Ue alla concorrenza, Joaquin Almùnia, facendo balenare lo spettro di un’altra crisi finanziaria con al centro, ancora una volta, le banche, in particolare quelle italiane e spagnole. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, Spagna e Italia potrebbero perdere nei prossimi due anni circa 280 miliardi di euro; la sola Italia ha crediti deteriorati per almeno 140 miliardi.

Naturalmente di tutto questo il nostro ministro del Tesoro Saccomanni non sa niente, o dice di non essere stato informato dell’iniziativa del suo ex capo Draghi. Tanto da dichiarare, con toni vagamente guasconeschi, che “l’Italia non ha nulla da temere dai prossimi test. Il sistema bancario italiano si è dimostrato tra i più solidi di tutte le economie avanzate nonostante una crisi lunghissima che ha messo in ginocchio altri sistemi, e certamente uno tra quelli meglio vigilati e governati da norme severe”. Forse Draghi e Saccomanni si dovrebbero telefonare più spesso per mettersi d’accordo onde evitare clamorose contraddizioni.

P.S. Mentre si apprende da Francoforte che “da agosto 2012 ad agosto 2013, imprese e famiglie italiane hanno ricevuto 52 miliardi in meno di prestiti”, il presidente dell’Abi Patuelli dichiara trionfalmente: “Il credit crunch? Non esiste. Siamo addirittura al massimo storico degli impieghi in economia: a fine agosto eravamo a quota 1.749 miliardi rispetto a 1.797 miliardi in tutto il 2012”. Anche in questo caso sarebbe gradita una parola chiara e definitiva.

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