Procede lo spoil system di Marino

Marino_slider_terLe dimissioni di massa all’Ama. Già noti i nomi dei nuovi consiglieri Adir. Il nodo del Macro

 

ROMA – Dopo il tentativo, fallito, di cambiare il vertice dell’Acea, Marino non si arrende e va avanti nel suo piano di ricambio nella governance delle principali aziende municipalizzate.

Si comincia dall’Ama dove ieri si è dimesso l’intero consiglio di amministrazione. L’ad, Salvatore Cappello, nominato come tutti gli altri dall’amministrazione Alemanno, se ne era già andato da un anno. Ventiquattr’ore fa ci sono state le dimissioni di massa degli altri consiglieri, “per consentire il rilancio dell’azienda e dare un segno chiaro di discontinuità”. Hanno rimesso il mandato Gianni De Ritis (Pdl, area Cutrufo), Giuseppe Berti (Pdl, area Gramazio), Stefano Commini (Lista Marchini) e Teresa Fasoli (Pd). Ha tentato di resistere fino all’ultimo il presidente Piergiorgio Benvenuti (Fratelli d’Italia), ma alla fine ha dovuto arrendersi anche lui.

“Ora l’obiettivo è individuare un nuovo management in grado di rilanciare i servizi e costruire un piano industriale che trasformi i rifiuti in risorsa”, ha dichiarato l’assessore all’ambiente, Estella Marino. In dirittura di arrivo dagli Stati Uniti per una carica di vertice all’Ama (amministratore delegato o direttore generale) si fa il nome di Jack Macy, il responsabile del progetto “rifiuti zero” di San Francisco. Non si capisce tuttavia se questo è più un sogno di Marino, o ci sono già stati proficui contatti con il tecnico americano.

Più tortuoso è stato invece l’azzeramento dei vertici dell’azienda Assicurazioni di Roma. Come si ricorderà, il nuovo Sindaco subito dopo il suo insediamento aveva sparato a pallettoni contro il CdA “per la reiterata grave carenza di informazioni da parte del presidente di Assicurazioni di Roma e, più in generale, dell’organo di amministrazione”. Ma né il presidente, Mario Cardia, né i consiglieri Pietro di Tosto e Giuseppe Locoratolo avevano subito la defenestrazione senza reagire. Era partito infatti un ricorso al Tar Lazio e la richiesta di sospensione dell’ordinanza con la quale il 20 settembre scorso era stato revocato il loro incarico. Il Tar tuttavia ha confermato la “decapitazione” del vertice.

Via libera dunque al nuovo consiglio di amministrazione che dovrebbe essere nominato oggi nell’assemblea dei soci di Adir. Già si sanno i nomi dei nuovi consiglieri di competenza comunale: sono Valeria Falce, docente di diritto dell’economia, Paola Maria Moreschi, ex dirigente della stessa Adir, e l’avvocato Giorgio Gallone. Gli altri due membri del CdA saranno nominati da Cotral e Atac.

C’è infine la vicenda del Museo di arte contemporanea di Roma (Macro) che, dopo la gestione Pietromarchi, non trova ancora pace. In effetti l’assessore alla cultura, Flavia Barca, aveva creato grandi attese promettendo che “entro fine ottobre sul Macro ci saranno novità importanti”. Invece ieri c’è stato l’annuncio burocratico: il Macro, da ufficio dipendente dalla Sovrintendenza, passa alle dipendenze dirette del Dipartimento cultura della giunta.

La Barca ha tentato di attutire la delusione diffusa affermando che “bisognava accrescere l’identità del Macro, aumentando, ad esempio, la sua autonomia gestionale. In passato si era pensato di creare una fondazione, però oggi questo strumento non è utilizzabile a causa della spending review. Quello di oggi può sembrare un piccolo passo, ma è solo l’inizio di un percorso.

L’effetto placebo dell’assessore non sé rivelato particolarmente efficace. Tra gli altri, l’ex assessore alla cultura, Umberto Croppi, si dichiara particolarmente deluso:”Quella del Macro è un’iniziativa inspiegabile che risponde ad una logica che non condivido. Come assessore avevo varato la struttura museale del Macro e pensavo a una fondazione. Ora viene azzerato tutto, senza neppure coinvolgere il mondo della cultura che ruota intorno all’arte contemporanea

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