Giochi fatti alla Camera di Commercio?

cremonesiPassa in Consiglio la nuova norma statutaria che prevede la possibilità di “sfiduciare” il presidente in carica.

 

ROMA – Il Consiglio della Camera di commercio di Roma ha approvato con 23 voti favorevoli e 7 contrari la modifica allo statuto dell’organo camerale proposta dal gruppo dei 22 ‘ribelli’, che prevede la possibilità di un atto di sfiducia nei confronti del presidente e della giunta (articolo 27 bis) da votarsi dal Consiglio a scrutinio palese a maggioranza assoluta dei componenti.

La maggioranza qualificata (22 consiglieri) è stata dunque raggiunta e ha avuto la meglio la linea dei consiglieri che chiedono al presidente Giancarlo Cremonesi di fare un passo indietro. La modifica statutaria spiana infatti la strada alla sfiducia del presidente per cui, come anticipato nella scorsa seduta, la maggioranza dei ‘dissidenti’ potrà formalmente chiedere di convocare una nuova seduta per costringerlo a fare un passo indietro.

Durante la seduta l’ex presidente di Unindustria, Aurelio Regina, aveva chiesto al Consiglio una pausa di riflessione di 15 giorni “per trovare una soluzione politica”. Ma la proposta è stata respinta dalla maggioranza dei consiglieri. “Avremmo apprezzato questa proposta un mese fa – ha detto Giovanni Quintieri di Federlazio- adesso è tardi”.

Dopo l’approvazione della modifica, il Consiglio camerale ha eletto i nuovi membri della Giunta, passati da 5 a 9 grazie a una delibera approvata nella scorsa riunione: Giuseppe Roscioli, per il settore commercio, Giuseppe Quintieri per l’industria, Lorenzo Tagliavanti per l’artigianato, Aldo Mattia per l’agricoltura. Oltre alle rappresentanze dei 4 settori dell’economia capitolina, il Consiglio camerale ha eletto membri della Giunta Walter Giammaria, Mauro Mannocchi, Marcello Piacentini, Stefano Venditti e Raimondo Soria. 

Per mettere in discussione l’incarico di Giancarlo Cremonesi, alla guida della Cciaa, i consiglieri contrari al presidente dovranno presentare una apposita mozione e approvarla a maggioranza assoluta. Lo stesso Cremonesi non ha partecipato alle nuova elezione perché “la norma presenta gravi profili di illegittimità”. La vicenda dunque del vertice della Camera di commercio di Roma potrebbe non dirsi definitivamente conclusa se, come preannunciato, lo stesso Cremonesi dovesse impugnare la decisione del Consiglio direttivo davanti al Tar del Lazio.

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