Spending review, si fa sul serio

Cottarelli_sliderIl Commissario alla revisione della spesa pubblica consegna al Comitato Interministeriale il proprio piano di lavoro

 

ROMA – “E chi è, il mago Zurlì? – è stato il commento a caldo degli osservatori – Questo è arrivato da venti giorni e già sa dove mettere le mani, quando fior di tecnici ed accademici, da Massimo Severo Giannini a Sabino Cassese, via via fino a Piero Giarda e a …….Giavazzi, ci hanno provato per vent’anni senza ridurre di un centesimo la montagna della spesa pubblica”. Poi in serata una nota del ministero dell’Economia ha ridimensionato nei suoi giusti termini la notizia: “Il programma di lavoro presentato dal Commissario Cottarelli indica gli obiettivi e gli indirizzi metodologici dell’attività di revisione della spesa pubblica”.

Quindi, com’era ovvio, non è stata data alcuna quantificazione dei tagli, né individuazione puntuale dei settori da colpire. A via XX Settembre si spera di mettere in cantiere tagli per oltre 10 miliardi di euro in tre anni, per evitare i maxi-tagli agli sconti fiscali già decisi nella legge di stabilità all’esame del Parlamento. La stessa legge d’altronde parla di risparmi più modesti: 600 milioni di euro nel 2015 e 1,31 miliardi di euro a decorrere dall’anno 2016.

Sotto il profilo metodologico, i tagli saranno “chirurgici”, analizzando le criticità settore per settore, per superare la logica perversa delle riduzioni lineari che è stata la scorciatoia battuta negli ultimi anni. L’attuale governo «è nella condizione ideale per attaccare il problema della spesa pubblica perché in un governo di larghe intese ciascuno taglia un po’ la spesa degli altri», ha commentato ieri Piero Giarda, che aveva messo a punto durante il governo Monti un dossier proprio sulla spesa pubblica, mai uscito dai cassetti di Palazzo Chigi.

Ma anche se non ancora specificato, è ovvio che la scure si abbatterà prima di tutto sulla spesa sanitaria che, insieme alle pensioni, costituisce la zavorra più pesante degli 800 miliardi di spesa pubblica. Ma nel mirino vi saranno anche le imprese municipalizzate, le consulenze, l’utilizzo degli immobili pubblici, i parchi automezzi, le forniture di materiali di consumo.
In quest’ottica, un ruolo primario sarà giocato dalla razionalizzazione e centralizzazione degli acquisti attraverso la Consip. ‘”Già quest’anno – ha dichiarato l’ad di Consip, Domenico Casalino – puntiamo a superare del 20% i risparmi ottenuti nel 2012 (6.150 miliardi), sui 30-40 miliardi di spesa pubblica ”presidiata”. Ma – avverte l’amministratore delegato – “i margini per spendere meglio sono molto ampi’”. E in questo senso Casalino ribadisce la “totale disponibilità” a lavorare a fianco del neo commissario alla spending review, Carlo Cottarelli e annuncia che un dirigente Consip già siede al tavolo degli esperti al Tesoro.
Il compito di Consip – spiega comunque l’ad – non è semplice, soprattutto in un momento come questo nel quale tutti guardano al taglio della spesa per individuare risorse fresche da destinare alla riduzione del carico fiscale ed in ultima analisi alla ripresa: “Il bilancio pubblico – spiega – è fatto per il 78% di trasferimenti;  quindi i risparmi, con acquisti migliori, si possono fare ma il problema è poi come tradurli in riduzione di spesa”.

Comunque, pur con tutti gli aiuti possibili e le coperture istituzionali necessarie, l’impresa che attende Cottarelli è di quelle titaniche. Laureato a Siena e alla London School of Economics, in questi anni al Fondo Monetario Internazionale ha redatto il Fiscal Monitor, ovvero il rapporto dove si analizzano i bilanci pubblici delle principali economie. Nell’ultimo rapporto, che risale appena a settembre scorso, chiedeva al nostro paese, a partire dal 2014 “una revisione della spesa pubblica da cima a fondo” per trovare le risorse che consentano di abbassare le tasse: dai tagli agli stipendi degli impiegati pubblici, fino alla sanità e agli enti locali come le province. Oggi, seduto dall’altra parte del tavolo, si troverà a giocare tutta un’altra partita.

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