Il “de profundis” per questo Festival del cinema

auditorium-sliderUna premiazione da “follia collettiva”. In poche ore tutti i big del cda hanno criticato l’ultima edizione

 

ROMA – Piove sul bagnato del Festival del cinema di Roma. Dopo le critiche alla programmazione e le polemiche seguite alla mancata ammissione del docufilm di Ambrogio Crespi, “Enzo Tortora, una ferita italiana”, è arrivata la goccia delle premiazioni che ha fatto traboccare definitivamente il vaso. Il Marc’Aurelio d’oro al docufilm “Tir” di Alberto Fasulo e la migliore interpretazione femminile assegnata dalla Giuria Internazionale, presieduta da James Gray, a Scarlett Johansson per aver prestato la voce in “Her”, hanno fatto dire a Paolo Mereghetti che si è trattato di un “verdetto da follia collettiva”. Così come è stato fin troppo facile per il critico Fabio Ferzetti del “Messaggero” affermare che il direttore artistico Marco Muller stava mandando il festival “sotto un Tir”.

“Muller questa volta ha esagerato – si sente ripetere in queste ore nelle stanze che contano – non solo con i film orientali, diventati oramai una mania nelle rassegne da lui dirette, ma anche con le sue discutibili scelte selettive”. Come la scarsa considerazione riservata al bellissimo “Out of fornace” di Scott Cooper con Christian Bale, relegato fra le pellicole minori, o il film su Enzo Tortora, scartato da Muller e presentato invece ai romani in visione gratuita dal Comune di Roma, cioè dal principale partner del Festival del cinema, nel complesso dell’Ara Pacis

Stando ai giudizi espressi dai supporter della rassegna cinematografica sembrerebbe che l’ottava edizione del Festival possa essere stata anche l’ultima della serie inaugurata da Valter Veltroni. A caldo infatti il primo sponsor finanziario, il presidente della Bnl Luigi Abete, si è chiesto se il Festival può continuare a “galleggiare” o se occorre “dare una svolta”. E l’interrogativo aveva tutto il sapore della retorica.

Ancor più chiaro è stato subito dopo il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che ha chiesto senza mezzi termini il coinvolgimento diretto del ministero dei Beni culturali per rafforzare “l’autorevolezza della Fondazione Cinema per Roma. Un traguardo che possiamo raggiungere con il supporto del ministro Bray”. Auspicando inoltre “una maggiore collaborazione con il Festival della Fiction” che, pur mantenendo le specificità delle due rassegne, ne razionalizzi la logistica, le sinergie economiche e l’organizzazione.

Tirato dunque per la giacchetta, il ministro Bray non si è ancora pronunciato sul coinvolgimento diretto del Mibac nel consiglio di amministrazione della Fondazione. Di certo il suo parere sull’argomento lo aveva espresso in chiusura della Conferenza nazionale sul cinema, quando aveva parlato della “necessità di rivedere modalità e regole di sostegno” del Festival di Roma.

Se dunque dall’alba si vede il buon (o cattivo) giorno, la governance dell’edizione del prossimo anno potrebbe essere completamente rinnovata e con ogni probabilità l’attuale direttore artistico, che è uomo quanto mai accorto, avrà già cominciato a guardarsi intorno per cercare un nuovo ingaggio.

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