Dove porta il riso nella bocca degli stolti

Vendola_sliderFazio difende Vendola per le intercettazioni telefoniche. Il “doppiopesismo” un arnese ormai politicamente logoro.

 

ROMA – Forse Fabio Fazio l’altra sera si sarebbe potuto risparmiare in trasmissione l’ostinata difesa d’ufficio della telefonata di Nichi Vendola al portavoce dell’Ilva, Girolamo Archinà. “Bisogna serenamente ricordarsi e prendere atto che la pubblicazione di intercettazioni di questo tipo non è più sopportabile“. Così il conduttore di “Che tempo che fa”, ha commentato infatti le risate del governatore pugliese per lo ”scatto felino” con cui il funzionario dell’Ilva ha strappato il microfono ad un cronista dell’Ansa che chiedeva ad Emilio Riva dei morti di tumore a Taranto.

In studio con Fazio c’è l’ospite fisso Massimo Gramellini che esprime garbatamente la sua indignazione per l’accaduto: “Non hai la sensazione che la classe dirigente italiana, come emerge da questa intercettazione, è una grande pappa dove tutti si conoscono e tutti si scambiano favori? Non sarà un reato, però è uno schifo?”. Applausi del pubblico, ma Fazio insiste: “E’ uno schifo tanto quanto pubblicare intercettazioni non doverose”.

Ora, sono vent’anni che leggiamo su tutti i giornali le intercettazioni telefoniche di Berlusconi, non sempre per la verità “doverose”, e non ricordiamo una volta in cui Fazio abbia criticato l’uso eccessivo ed arbitrario di questo prezioso strumento d’indagine. Il “doppiopesismo” è un arnese ormai politicamente logoro, che non incanta più nessuno. Appartiene ad un’epoca in cui i buoni stavano tutti da una parte, qualunque cosa facessero, e i cattivi dall’altra.

Dunque, volendo restare sul terreno delle telefonate indecenti, se è giusto che i due imprenditori che la notte del terremoto dell’Aquila ridevano al telefono pensando ai profitti della ricostruzione siano marchiati a vita dal disprezzo collettivo, o il prefetto dello stesso capoluogo, Giovanna Iurato, rida “ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e ai bimbi rimasti orfani”, allo stesso modo non è giusto che il governatore della Puglia se la cavi con ”l’unica cosa di cui mi vergogno davvero è di aver riso in quel modo di un giornalista che faceva il suo mestiere e a cui chiedo scusa”.

No, non è così semplice, anche se la maggioranza dell’assemblea regionale ha fatto quadrato intorno a lui e Fazio ha indossato la toga dell’abile avvocato difensore. Il problema è un tantino più complesso e chiama in causa quei principi di coerenza e di opportunità politica che troppo spesso vengono piegati agli interessi di parte.

Se dunque il ministro Cancellieri, a prescindere da qualsiasi ipotesi di reato, farebbe bene a riflettere sull’opportunità di quelle telefonate alla famiglia Ligresti, perché Vendola non dovrebbe fare la stessa cosa per i suoi rapporti col gruppo Riva? Se l’ex governatrice del Lazio è stata costretta, giustamente, alle dimissioni per le performance truffaldine di ………e il governatore del Piemonte viene tirato in ballo per le accuse di peculato, truffa e finanziamento illecito a gran parte dei suoi consiglieri regionali, perché Vasco Errani non viene neppure sfiorato dalle indagini sui rimborsi ai gruppi consiliari e il presidente dell’Anci, Piero Fassino, si affretta a dichiarare che, “l’impegno, la dedizione e la competenza di Vasco Errani, così come di moltissimi amministratori regionali, provinciali e comunali, deve essere rispettata e riconosciuta”?

La crisi che attanaglia il nostro Paese e che ha reso più agra la vita di tanti italiani ha spazzato via definitivamente la pletora di cantastorie e ciarlatani che per troppo tempo hanno pensato di affascinare i propri interlocutori con parole e “fabulae” per lo più prive di rapporti con la realtà. Oggi è venuto il tempo della verità e, se non suonasse troppo retorico, dell’onore.

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