L’impietosa diagnosi delle previsioni economiche

ocse-SLIDEROcse, Banca Mondiale e ABI concordi nel peggioramento dell’economia.

 

 

ROMA – Il bollettino quotidiano di guerra dell’economia italiana è desolante e spietato. Mentre in un’altra epoca si riuscivano a manipolare le informazioni – per cui le sconfitte venivano spacciate per “contenimento degli attacchi nemici” e i morti per “dispersi” – oggi sulle nostre scrivanie piovono direttamente i dati del fallimento.

Per tracciare il quadro odierno della congiuntura basta mettere insieme le analisi dell’Ocse sulle prospettive economiche di breve periodo, i dati dell’Abi sugli impieghi e le sofferenze bancarie e il rapporto della Banca mondiale sulla pressione fiscale.

Cominciamo da Parigi. Il calo del nostro prodotto interno lordo, secondo l’Ocse, quest’anno sarà ancora peggiore del previsto: 1,9% contro l’1,8% stimato dalla Ue e l’1,7% dal governo. E il prossimo anno, anche se si riuscirà a recuperare il segno positivo, la crescita comunque stentata non dovrebbe superare lo 0,6% contro lo 0,7% previsto dall’Istat. Ma il peggio è che la disoccupazione in Italia è prevista in crescita anche nel 2014, passando dal 12,1% di quest’anno al 12,4% nel 2014, con un picco nel secondo trimestre del 2014

Secondo il “Paying Taxes 2014” della Banca mondiale, l’Italia è scesa in un anno dalla 131^ posizione nella classifica mondiale del carico fiscale complessivo del 2012 alla 138^ posizione. La pressione fiscale sulle imprese italiane – si legge in una nota di Washington – è pari al 65,8% dei profitti e continua a peggiorare: l’anno scorso era al 68,3% e oggi la media Ue non supera il 41,1%.

C’è infine l’Abi che nel suo outlook mensile riconosce che il totale dei prestiti erogati nell’arco di dieci mesi del 2013 è diminuito del 3,8%. Il rapporto segnala anche che il perdurare della crisi è dimostrato dall’impennata delle sofferenze bancarie cresciute in un solo mese fino a 75,2 miliardi di euro, con un rapporto del 4,3% rispetto agli impieghi (era il 3% un anno fa).

Questa è la realtà impietosamente descritta dalle fonti ufficiali. Ad edulcorare i dati annunciando urbi et orbi la fine della crisi è rimasto solo il “generale” Saccomanni i cui proclami hanno ormai la stessa attendibilità del suo predecessore “Cadorna”.

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