Chi conosce la Ue ne diffida

Palazzo_Berlaymont_BruxellesLe velleitarie conclusioni del vertice italo-francese. C’è già chi parla di un asse Roma-Parigi

 

ROMA – Letta e Hollande nell’incontro di ieri hanno mostrato i muscoli: “Italia e Francia vogliono lavorare perché quella del 2014-19 sia la legislatura della crescita e per lasciarci alle spalle la legislatura dell’austerità e della crisi”. Belle parole, che secondo alcuni segnano l’atto di nascita di un asse Roma-Parigi destinato a sostituire il tradizionale patto franco-tedesco che ha dettato le regole europee finora.

La previsione appare senz’altro prematura e approssimativa e si basa più sulle ambizioni italiane di rientrare nel grande giro delle decisioni comuni, dopo la lunga quaresima berlusconiana, che su scelte strategiche irreversibili della politica francese. Anche la creazione, decisa ieri, di una task force del ministri dell’Economia e del Lavoro dei due Paesi (Saccomanni e Moscovici, Giovannini e Sapin), incaricata di mettere a punto proposte in tema di governance, crescita e occupazione, ha più il sapore dell’ennesimo tavolo tecnico di lavoro che di un progetto politico vero e proprio, a difesa del quale alzare barricate.

Se infatti l’Italia piange per la bocciatura della legge di stabilità a Bruxelles e si accinge a rifare i compiti sotto la dettatura di Olli Rehn, anche l’eurozona nel suo insieme non ride. La crescita economica è asfittica, le imprese (fatta eccezione per quelle tedesche) boccheggiano e soprattutto la disoccupazione non accenna a diminuire, portando con sé una escalation delle diseguaglianze sociali che alimenta la crescita diffusa dell’euroscetticismo.

Un quadro più chiaro e realistico di quello che ci attende viene oggi dalla veterana dei corrispondenti da Bruxelles, Adriana Cerretelli, che dalle colonne del Sole-24 Ore afferma che i nuovi contratti in procinto di essere varati dall’Unione “comportano nuove cessioni sempre più al cuore delle sovranità nazionali, dei modelli di sviluppo e di società dei Paesi dell’euro: dall’efficienza della pubblica amministrazione al funzionamento del mercato del lavoro, dalle pensioni alla sanità passando per istruzione, ricerca e innovazione (ma l’elenco non è ancora definitivo)”.

Le conclusioni di un’osservatrice attenta e intelligente come la Cerretelli sono di un’amarezza senza eguali: “Una ragnatela di vincoli sempre più soffocanti, sovranità nazionali ridotte all’osso, scelte di società e di sviluppo private della loro identità, stimoli a crescita e occupazione solo simbolici: se questa è la nuova equazione europea, lo sbarco in forza di nazionalisti ed euroscettici nel prossimo Parlamento europeo è assicurato: E in parte anche giustificato”. Ed è quest’ultima frase, assolutamente condivisibile, a mettere i brividi maggiori.

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