Iniziato il countdown del bilancio comunale

Aula_Giulio_Cesare_sliderCon un “buco” di 816 milioni di euro, deve essere approvato entro il 30 novembre per evitare Il commissario

 

 

ROMA – Meno 7, meno 6…..meno 1, poi martedì prossimo suonerà il fischio di chiusura per l’approvazione del bilancio di Roma Capitale. Passato infatti inutilmente il 30 novembre, ogni giorno sarà buono per l’arrivo del commissario prefettizio. Per questo, come riportano le cronache, il sindaco Marino sta freneticamente incontrando in queste ore il presidente del Consiglio, Enrico Letta, e ancor più spesso il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, per scongiurare il rischio default che, evidentemente, si ripercuoterebbe con effetti devastanti sull’intero Paese.

Per questi motivi si è stabilito di cominciare già di domenica la discussione sulla bozza di bilancio, che andrà avanti a tappe forzate ogni giorno dalle 10 del mattino alle 10 di sera, con prevedibili sedute notturne “a oltranza”. Naturalmente le opposizioni con il Nuovo centrodestra in testa, hanno gridato alla “violenza regolamentare perpetrata nei nostri confronti”, che non era mai successa prima nella storia di Roma. Inutilmente il presidente del Consiglio comunale, Mirko Coratti (Pd), si è sforzato di spiegare che “occorre dare un segnale di responsabilità, in una fase di emergenza politica come questa si lavora sempre, anche di domenica”.

Dai banchi della minoranza stanno per arrivare migliaia tra emendamenti e ordini del giorno. Si parla di quasi 50 mila emendamenti e odg presentati dalla galassia Pdl, oggi divisa tra Nuovo Centro Destra, Forza Italia e Tredicine, mentre il solo consigliere Onorato, della Lista Marchini, sta organizzando una manifestazione per consegnare decine di migliaia di emendamenti-ordini del giorno”. E il clima in aula si è subito surriscaldato, con pugni e calci alla prima riunione consiliare di ieri sera.

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Tra i critici più accaniti dell’attuale cul de sac in cui è andata a cacciarsi l’amministrazione è il leader del Movimento della cittadinanza romana, Alfio Marchini, che ammonisce: “Si continua con la politica degli struzzi illudendo i romani che l’anno prossimo andrà meglio e che ripartiranno investimenti e servizi, dimenticando però di dire come si ripianerà un buco che nel 2014 sarà di circa un miliardo di euro”. In queste condizioni, continua Marchini “non sono spaventato dall’ipotesi default perché è meglio affrontare subito il problema”.

L’impresa di Marino appare tuttavia disperata, oltre che per mancanza di tempo, per il preannunciato ostruzionismo delle opposizioni in Campidoglio e per l’entità del “buco” di bilancio da coprire. Si tratta di 816 milioni, di cui poco più di 200 già coperti con la “cura dimagrante” imposta ai dipartimenti e ai municipi. Il resto, a cui si sta lavorando, è affidato al governo nazionale che dovrebbe spostare circa 400 milioni dell’attuale disavanzo sulla gestione commissariale del debito, più altri 100 milioni dalla Regione, che però il governatore Zingaretti potrà sbloccare dopo aver superato la verifica sul rientro del deficit sanitario della Pisana.

A formare la voragine di debiti contribuiscono in misura determinante le società controllate che tutte insieme producono un “buco” annuale di 1,4 miliardi di euro. Si tratta per lo più di contratti di servizio corrisposti ad oltre 15 società controllate (più 5 enti pubblici vigilati) per assicurare la fornitura di servizi ai cittadini.

Fatta eccezione per l’Acea, la multi utility dell’acqua e dell’energia quotata in Borsa, che ha deciso di corrispondere ai soci un acconto sul dividendo 2013 che per il Comune, proprietario del 51% delle azioni, vale all’incirca 27 milioni, tutto il resto dell’arcipelago societario pesa gravemente sulle finanze comunali.

Gli oneri più importanti sono quelli relativi all’Atac (461 milioni) e all’Ama che per la gestione del ciclo dei rifiuti costerà quest’anno all’amministrazione 719 milioni di euro. Ma anche le aziende più piccole non scherzano: 11 milioni andranno all’azienda speciale Palaexpo, 3 all’Agenzia per le tossicodipendenze, 21 alle biblioteche comunali, 19,9 al Teatro dell’Opera, 22 a Aequa Roma (che avrebbe dovuto sostituire Equitalia), 24 milioni ad Assicurazioni di Roma, 50 milioni a Risorse per Roma e 33 milioni a Roma Servizi per la mobilità, incaricata, sulla carta, di elaborare il piano strategico del trasporto pubblico della Capitale.

Come si vede, una “idrovora” di soldi pubblici che rischia di far saltare il banco e di cui difficilmente si riesce a misurare la produttività e l’efficienza della gestione.

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