Fiumicino bloccato da politica e burocrazia

fiumicino-alto-sliderIl decreto per l’avvio dei lavori addossa all’Arpa una serie infinita di adempimenti, ma quest’ultima fa ricorso al Tar

 

ROMA – La notizia è apparsa qualche giorno fa in un articolo di coda de Il Sole 24 Ore: l’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio, ha impugnato di fronte al Tar il decreto interministeriale che lo scorso 8 agosto aveva di fatto dato il via ai lavori di adeguamento di Fiumicino. In pochi se ne accogono.A prima lettura è appare il solito intoppo di ordinaria burocrazia, ma andandoci dentro emerge la natura neuropatica dell’intera vicenda. Solo infatti ricorrendo alla scienza neurologica, non certo al processo di decisione politica o al diritto amministrativo, si riesce forse a spiegare ciò che è avvenuto e sta avvenendo intorno al nuovo aeroporto.

Ma per spiegarlo occorre ripetere l’anamnesi del progetto. Il vecchio contratto di programma infatti tra il ministero delle Infrastrutture, l’Enac e Aeroporti di Roma (Gemina-Benetton) già prevedeva consistenti investimenti per l’adeguamento dello scalo aeroportuale. Si instaura invece un contenzioso fra le parti, perché Adr pretende l’adeguamento delle tariffe aeroportuali prima di mettere mano al portafoglio. Alla fine la spunta e un anno fa il governo Monti gli concede l’aumento (si va da 8 a 11 euro, a seconda del tipo di velivolo e di collegamento).Si parte finalmente con gli investimenti? Niente affatto.

Tralasciando effetti dilatori minori, come il ricorso al Tar delle compagnie aeree oggettivamente penalizzate dall’aumento delle tariffe aeroportuali, o Gemina che mette le mani avanti e minaccia di rivedere i piani di investimento se Alitalia in difficoltà dovesse ridurre i suoi voli, resta il fatto che il nuovo ministro dell’Ambiente, il diessino Andrea Orlando, si tiene inspiegabilmente sul tavolo per otto mesi il decreto di approvazione della valutazione di impatto ambientale (Via) del nuovo aeroporto.Alla fine, come dio vuole, l’8 agosto scorso Orlando e Bray (ci vuole pure la firma del ministro dei beni culturali) approvano il decreto che dovrebbe aprire le porte a 2,5 miliardi di investimenti entro il 2021.

Ma qui entra in gioco l’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio. Per autorizzare i lavori infatti il decreto prescrive un’infinità di adempimenti a tutela dell’ambiente e li carica tutti sull’Arpa. L’Agenzia, tanto per cominciare, dichiara la propria incompetenza per eseguire i controlli prescritti e poi, sotto il profilo istituzionale, non prende ordini dal governo o dalla pubblica amministrazione centrale dato che è un ente alle dirette ed esclusive dipendenze della Regione Lazio. La logica conclusione è un ricorso al Tar contro il decreto interministeriale.“L’autorità di governo – si legge nell’atto di impugnazione – debordando dalle proprie competenze e attribuzioni, senza svolgere adeguata istruttoria ed in contrasto con le norme che disciplinano il giusto procedimento amministrativo, ha posto a carico di Arpa una serie di adempimenti estremamente gravosi”.

E che siano “estremamente gravosi” e non di sua competenza appare a prima vista. Dovrà infatti provvedere a tenere sotto controllo una falda che può subire interferenze dal cantiere; a una relazione idrologica e idrogeologica dell’intera area; a uno studio naturalistico che dettagli per ogni specie arborea il numero di esemplari presenti e da abbattere, lo stato di qualità e l’anno di ciclo vegetativo; a un piano di piantumazione delle specie arboree che preveda almeno 10 nuovi alberi per ogni esemplare abbattuto, da monitorare per almeno i primi dieci anni; a un parco ambientale a fruizione pubblica e alla diffusione della biodiversità in collegamento con l’area archeologica del Parco di Traiano, e infine, per non farsi mancar nulla, al monitoraggio della qualità dell’aria, del rumore e uno studio ornitologico sul popolamento avifaunistico della zona. Mentre dunque Adr continua ad incassare le “sontuose” tariffe aeroportuali, degli investimenti per il nuovo aeroporto di Roma si riparlerà tra qualche mese o, più probabilmente, tra qualche anno.

Qual’è la morale della vicenda? Che chi parla di semplificazione delle procedure burocratiche prende in giro se stesso e gli italiani; che chi presenta trionfalmente il decreto “Destinazione Italia” per attrarre gli investimenti esteri è un mistificatore; che i sostenitori della ripresa economica “alle porte” sono dei millantatori; che di questo passo e con l’attuale classe dirigente il record della disoccupazione e della pressione fiscale lo conserveremo ancora a lungo.

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