Ostruzionismo a Sviluppo Lazio

Zingaretti_Nicola_slider_dueIl gruppo destinato ad incorporare tutte le altre società. Riduzione da 88 a 13 consiglieri di amministrazione

 

ROMA – Infuria la battaglia sulla proposta della giunta regionale di “disboscare” la selva di società partecipate e di ridurre di conseguenza costi e consigli di amministrazione. Com’è noto, sulla base della legge regionale n. 4 del giugno scorso, la giunta Zingaretti ha presentato la proposta di legge n.90 per il “riordino delle società regionali operanti ne settore dello sviluppo economico e imprenditoriale”.

In altri termini, la proposta prevede che il gruppo Sviluppo Lazio incorpori le competenze e le funzioni di Sviluppo Lazio, Filas e Bic Lazio, nonchè gestisca le attività residue della ex Banca impresa Lazio (Bil) e di Unionfidi Lazio. Nella intenzioni del governo regionale, la norma da un lato vuole perseguire obiettivi di efficienza e riduzione dei costi permettendo a Sviluppo Lazio di esprimere tutte le potenzialità senza concorrenza interna o sovrapposizioni, dall’altro cerca di rispondere alle esigenze di sviluppo della Regione, oltre che di un raccordo più efficace con la finanza nazionale e regionale.

Per raggiungere l’obiettivo, la giunta si propone di definire il crono programma delle procedure di riordino; gli indirizzi per la ricollocazione del personale delle ex imprese; il piano industriale triennale con gli incentivi alle imprese, l’accesso al credito delle Pmi, l’utilizzo dei fondi europei; l’articolazione di Sviluppo Lazio sull’intero territorio regionale; l’eventuale affidamento a privati di fondi speciali.

Ma contro la proposta alla Pisana si sono scagliate le opposizioni, con Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Destra in testa. L’ostruzionismo ha prodotto un diluvio di emendamenti (oltre 1.300) a cui la maggioranza replica a muso duro: “Difendono le poltrone in un momento di drammatica crisi per il Paese mentre la riforma permetterebbe di risparmiare decine di milioni di euro”.

All’apparenza sembrerebbe quasi un paradosso perché tutti si dichiarano d’accordo sull’esigenza di contenere i costi e di razionalizzare le strutture, mentre il dissenso riguarderebbe solo il metodo seguito dalla giunta per fare approvare il provvedimento. La realtà è che si sta parlando del principale soggetto economico destinato a guidare lo sviluppo della Regione nei prossimi anni e, come sempre in simili condizioni, la guerra per occupare le posizioni è quanto mai aspra.

La capogruppo M5S in Consiglio regionale, Silvana Denicolò, accusa Zingaretti di “aggrapparsi  alla questione poltrone  per delegittimare l’opposizione. Questa volta lo fa citando cifre che non sono mai state discusse e annunciando un futuro accorpamento. Vogliamo solo che la proposta di legge accolga i nostri suggerimenti senza esautorare il Consiglio dalla sua fondamentale funzione di controllo”. Va oltre Fabrizio Santori, consigliere regionale della Destra, che invita Zingaretti “a chiarire una volta per tutte la posizione del presidente Ciampalini, attuale vicecapo di Gabinetto della Giunta regionale, già in pole position per diventare il super manager di una holding, di diretto controllo della Giunta. Pur non percependo attualmente un doppio stipendio, ci chiediamo se nell’ambito del contenimento della spesa, il presidente Zingaretti voglia continuare a confermare la propria fiducia a chi, come Ciampalini, ricoprendo un incarico dirigenziale interno alla Regione, è incompatibile con la carica di presidente e amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico”.

Dal fronte opposto, il segretario regionale del Pd, Enrico Gasbarra, fa notare che “dopo un lunghissimo iter politico e istituzionale, a cui è seguito un ampio dibattito nelle Commissioni, il Consiglio regionale è bloccato non da un’opposizione costruttiva, ma da forze con un’evidente nostalgia  di ‘poltronifici’ e di un’altra politica”. Dello stesso avviso è il capogruppo della Lista civica per Zingaretti, Michele Baldi, che definisce questo ostruzionismo “inconcepibile e dannoso per il Lazio”.

 

SOCIETÀ CONTROLLATE DALLA REGIONE LAZIO

•    Astral S.p.A.
•    Lazio Service S.p.A.
•    Lait S.p.A.
•    Sviluppo Lazio S.p.A.
•    Unionfidi Lazio S.p.A.
•    BIC Lazio S.p.A.
•    FILAS S.p.A.
•    Asclepion S.c.p.A.
•    Banca Impresa Lazio S.p.A.
•    Cotral S.p.A.
•    Lazio Ambiente S.p.A.

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