I piccoli passi del Fondo Strategico Italiano

Cdp_sliderInvestito poco più di un quarto dei fondi disponibili. Il maggiore investimento nelle Assicurazioni Generali

 

ROMA – Toh, chi si rivede! Ogni tanto riappare alla ribalta finanziaria il Fondo Strategico Italiano (Fsi), di proprietà della Cassa depositi e prestiti (Cdp), che all’inizio molti avevano visto, soprattutto in momenti di crisi come questo, come il polmone finanziario di sostegno allo sviluppo industriale e infrastrutturale del nostro Paese.

Questa volta ha investito 204 milioni di euro, in partnership con F2i Sgr e Orizzonte Sgr, per rilevare il 59,3% del capitale della società SIA, specializzata nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici, dedicati principalmente alle banche, nelle aree dei pagamenti, della monetica, dei servizi di rete, dei pagamenti mobili e dei mercati dei capitali. Investimento dunque di tutta tranquillità dato che la SIA opera di fatto in un mercato captive essendo di proprietà delle stesse banche committenti, tra cui Intesa San Paolo e Unicredit che restano nell’azionariato anche dopo l’intervento del Fsi.

E’ comunque da quando è stato costituito nel maggio 2011 che il Fondo, presieduto da Gorno Tempini e amministrato da Tamagnini, vivacchia investendo ogni tanto qualche diecina di milioni dei suoi 4 miliardi di fondi disponibili e lo fa apparentemente senza una chiara visione strategica almeno di medio termine. Ad oggi infatti le sue partecipazioni si riducono ai 100 milioni messi nel Kedrion Group, una media azienda attiva nel campo dei plasma derivati, ai 200 milioni per acquistare il 46,2% di Metroweb, proprietaria della rete di fibre ottiche di Milano e della Lombardia, e ai 150 investiti insieme a Qatar Holding nel 50% di IQ Made in Italy Investment Company, una join venture nata per finanziare aziende del made in Italy.

Sarebbe un bilancio un po’ risicato per un player che avrebbe dovuto dare un contributo, se non determinante, almeno importante per la ripresa della nostra economia. Ma ecco che spuntano 884 milioni di euro investiti a marzo scorso nelle Assicurazioni Generali (4,48%). Ora che cosa c’entri un investimento dichiaratamente finanziario di questa entità con la mission di Fsi resta da scoprire. Tanto più che la motivazione della partecipazione è apparsa a molti un tantino ‘bizzarra’: “Per un più ampio progetto di apertura del capitale di FSI anche ad altri investitori istituzionali in aggiunta a CDP”. Che cosa ci si deve aspettare, che tra qualche tempo il colosso delle assicurazioni acquisti una partecipazione in Fsi che possiede una partecipazione non trascurabile in Assicurazioni Generali? Per come vanno le cose in Italia in materia di partecipazioni incrociate, la cosa è assai probabile.

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