“Harmonic Motion” della giapponese Toshiko Horiuchi

Harmonic_MotioncinoL’artista ha sospeso nella hall del Macro una installazione tessile e leggera. Il risultato del suo meticoloso lavoro all’uncinetto trasformato in una grande scultura


 

ROMA – La giapponese Toshiko Horiuchi ha sospeso nella Hall del Museo Macro una installazione tessile e leggera, trasformando il frutto di un lavoro semplice e quotidiano in un gioco per adulti e bambini. Quello del filo, del ricamo, è un potere magico che le culture antiche hanno usato per ricucire gli strappi dell’esistenza, le ferite, i dolori, ma anche per vestire la bellezza del corpo, per riannodare i fili del vissuto, della continuità delle tradizioni. Gli artisti contemporanei hanno ripreso questa pratica antica, intima e marginale, legata alla memoria del passato, e l’hanno sostituita al pennello, alla pietra, al bronzo facendole acquistare un significato anche politico.

E’ quello che fa Toshiko Horiuchi, artista giapponese residente da anni in Canada, oggi al Macro, presentando il risultato del suo meticoloso e lento lavoro all’uncinetto e trasformandolo in una grande scultura inserita nello spazio architettonico. Il lavoro acquista in tal modo un forza potente che rispecchia la missione dell’Enel, azienda che produce energia, sponsor di questa magnifica iniziativa.

La grande scultura creata da un paziente e intimo lavoro dell’artista accoglie gli spettatori all’interno mettendo in movimento l’opera e lo spazio che la ospita, producendo così altra energia sia fisica che spirituale. Bimbi soprattutto, ma anche adulti, intervenuti numerosissimi, sono diventati i protagonisti di questo evento.

Il Museo si è dunque trasformato da scrigno di opere d’arte a luogo di divertimento? Questa è la domanda che si fanno oggi i direttori dei musei e il pubblico che li frequenta. L’interazione è diventata obbligatoria, soprattutto per i musei di arte contemporanea seguendo un cammino verso quella “società dello spettacolo” che Debord aveva immaginato già negli anni Settanta e l’arte è diventata “esperienza”, come scriveva John Dewey nel 1934? L’esperienza, come suggerisce il filosofo Mario Perniola, può assolutamente diventare estetica solo nella misura in cui noi la sviluppiamo, ci dedichiamo ad essa, la portiamo a compimento attraverso, non le mode, ma l’autenticità delle relazioni con le persone e la natura. Questa circostanza felice sembra, nel lavoro di Horiuchi, potersi effettuare attraverso la bellezza dell’opera e il suo riconnetterci con una tradizione e una memoria che è anche la nostra.

(Maria Grazia Tolomeo)

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