Vigili urbani sul piede di guerra

polizia_municipaleLa “crociata” del sindaco Marino contro il corpo della polizia locale. Una serie ininterrotta di gaffe e di conflitti

 

ROMA – Non si può certo dire che il sindaco di Roma non sia coerente con le proprie idee. Una volta convinto che il corpo dei vigili urbani di Roma Capitale non è all’altezza dei compiti assegnatigli, non c’è verso di fargli cambiare proposito e va avanti come un bulldozer, inanellando una gaffe dietro l’altra.

Da luglio scorso, infatti, quando erano arrivate sulla sua scrivania le dimissioni dell’ex comandante Carlo Buttarelli, il sindaco Ignazio Marino ha ingaggiato un corpo a corpo con la Polizia locale di cui a tutt’oggi non si vede la conclusione (e nemmeno il vincitore). Deciso il rinnovamento, era logico che si cominciasse dalla testa. Da qui il bando pubblico per trovare il nuovo comandante. Dopo attenta valutazione dei 99 curricula pervenuti, la scelta era caduta sul colonnello dei carabinieri, Oreste Liporace, presentato alla stampa con “sonora e vibrante soddisfazione”.

Senonchè all’inizio di ottobre qualcuno fa notare al sindaco che nel curriculum dell’ufficiale mancava un requisito essenziale previsto dal bando, cioè l’esperienza quinquennale da dirigente in un ente pubblico. Al povero Liporace, umiliato dalla sciatteria dell’amministrazione, non rimase altro che togliere “la mia disponibilità a ricoprire l’incarico di comandante della Polizia Locale di Roma per rispetto delle istituzioni, del corpo di polizia locale della Capitale e dei cittadini romani”.

Tutto da rifare dunque. La seconda manche se la aggiudica un superpoliziotto dell’anticrimine della Polizia di Stato, Raffaele Clemente, a lungo anche dirigente della sala operativa di Roma. In occasione dell’insediamento del nuovo comandante Marino si lascia andare a maramaldeggianti dichiarazioni: “Sto sfidando i poteri forti della città, come costruttori, imprenditori o editori, che hanno interessi precisi che non sono quelli dei romani. Le critiche che arrivano da questi poteri per me sono una medaglia. I romani non mi hanno eletto per ripetere vecchi riti”.

E la sfida infatti continua. Dopo pochi giorni, un’ordinanza del sindaco revoca l’incarico a Donatella Scafati, già comandante ad interim del Corpo nel dopo-Buttarelli, e nomina al suo posto Raffaella Modafferi, finora alla guida del Gruppo “Tuscolano”, nel ruolo di vicecomandate della polizia locale di Roma Capitale.

L’avvicendamento manda su tutte le furie i vigili romani già umiliati dalla scelta di un comandante esterno. Del malcontento si fa interprete, tra gli altri, il presidente dell’Arvu Europea Polizie Locali, Mauro Cordova, che dichiara: “Si tratta di una scelta quanto meno poco oculata che gran parte del personale non gradirà. Sul nuovo vicecomandante esiste una lunga documentazione sindacale che evidenzia come in passato siano sorte forti problematiche nei suoi confronti”. Scettico anche il coordinatore romano dell’Ugl-Polizia Locale: «Per l’ennesima volta, apprendiamo a fatto compiuto dall’amministrazione l’ennesima scelta che sembra mortificare l’intero Corpo di Polizia Locale di Roma. La dottoressa Donatella Scafati è stata la prima donna appartenente al Corpo a raggiungere siffatta carriera, distinguendosi particolarmente e dando lustro al Corpo nella faticosa quanto commovente missione all’Aquila nelle immediatezze del terremoto. Colpendo Scafati, si colpisce uno dei motivi d’orgoglio del Corpo, quello stesso orgoglio che il sindaco voleva ‘ripristinare’ con l’imposizione di un Comandante esterno”.

Persino il neo comandante Clemente, sentitosi scavalcato dalla decisione del sindaco, reagisce. “Sindaco o cambia atteggiamento oppure si trovi un altro comandante – pare che abbia detto a brutto muso –  io a farmi rovinare la carriera non ci sto”. Per tutta risposta Marino non si presenta neppure al tavolo di confronto con i rappresentanti dei vigili, convocato per cercare di ristabilire un corretto rapporto dialettico tra le parti.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza dei vigili, che proclamano lo stato di agitazione e pongono precise richieste all’amministrazione in materia di “organico, medicina preventiva, assicurazione contro aggressioni, polizza arma da fuoco, strumenti di autotutela, documento di rischio strada, cabine protettive, sedi di casermaggio, parco auto, vestiario, previdenza integrativa, osservatorio epidemiologico malattie professionali e nuova organizzazione del lavoro incentrata sul Vigile di quartiere”.

Su questa piattaforma si tenta un’ultima prova di conciliazione davanti al Prefetto, che fallisce miseramente. Non resta che andare allo sciopero di 24 ore proclamato da tutti i rappresentanti sindacali dei vigili urbani per il prossimo 29 gennaio.

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