Legge di stabilità, verso voto di fiducia

Letta_sliderApproda in Parlamento la legge di stabilità. Cocenti polemiche dell’opposizione. Critiche da sindacati e Confindustria

 

ROMA – Arriva nell’Aula della Camera la discussione sulla Legge di stabilita’. L’ordine del giorno di oggi prevede l’avvio del confronto, ma non c’e’ ancora il via libera al testo definitivo che si sta discutendo nella commissione Bilancio convocata ancora una volta questa mattina dopo le lunghe maratone dei giorni scorsi. Si prevede che alcune questioni potrebbero essere accantonate e rinviate al dibattito dell’Aula. L’approvazione della legge di stabilità, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe arrivare entro venerdì con la richiesta di voto di fiducia da parte del governo. Una scelta quest’ultima non gradita dalle opposizioni.

Dopo il via libera di Montecitorio, il testo tornerà al Senato per ottenere l’approvazione definitiva prima di Natale. Forza Italia stigmatizza la probabile scelta del governo. Dichiara il capogruppo Renato Brunetta, capogruppo alla Camera: ”’Apprendiamo con sgomento che, con riferimento alla legge di stabilita’, il governo ha intenzione di presentare nelle prossime ore un emendamento cosiddetto mille proroghe che andrà a sostituire quel decreto legge che dal 2005 il Cdm approva ogni anno a fine anno per prorogare disposizioni legislative che hanno una scadenza entro il mese di dicembre”. Conclude Brunetta: ”Si tratta di un decreto che non può essere sostituito di imperio da parte del governo con un emendamento al disegno di Legge di stabilita”’.

Il capogruppo di Forza Italia, con una lettera alla presidente della Camera Laura Boldrini, ha intanto chiesto di rivedere il calendario della discussione in Aula: ”Atteso che la commissione Bilancio sta ancora esaminando il testo del disegno di legge di stabilità con continui rinvii del prosieguo dei lavori, chiedo l’immediata convocazione della Conferenza dei presidenti di gruppo per ridefinire il calendario dei lavori della settimana corrente, e, nello specifico, i tempi dell’esame in Aula dei documenti di bilancio”.

Il Pd ha invece fretta di approvare la legge di stabilita’. Come ha spiegato il neosegretario Matteo Renzi all’Assemblea nazionale del Pd di domenica scorsa, c’e’ un patto tra lui e il premier Enrico Letta: messi in sicurezza i conti dello Stato, inizierà la fase dell’azione del governo proiettata sulle riforme: nuova legge elettorale, abolizione del Senato, piano straordinario sul lavoro, riforma del mercato del lavoro, legalizzazione delle unioni civili.

Al 2014 guarda anche il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano che non condivide tutte le proposte lanciate da Renzi e che ha precisato di avere solo in Letta il proprio interlocutore di riferimento con cui vorrebbe discutere un patto di maggioranza. Stessa posizione per Scelta Civica e Per l’Italia, la nuova formazione centrista da Pier Ferdinando Casini e Mario Mauro, che chiedono di ridiscutere le scelte dell’esecutivo per i prossimi mesi.

Il governo deve fare intanto i conti con i giudizi negativi sulla legge di stabilità di Confindustria e sindacati. ”Onestamente ho un giudizio sospeso, perche’ dalla legge di stabilità ci aspettavamo un intervento forte e serio sul cuneo fiscale del lavoro, prioritario rispetto ad altro”, dichiara Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, che aggiunge: ”Non abbiamo ancora la versione definitiva ma all’inizio del dibattito parlamentare ho espresso il mio parere in maniera colorita, mi auguro di non avere ragione. Solo dalle nostre imprese puo’ tornare la crescita ed e’ li’ che dobbiamo incidere ed impegnarci a fondo”.

Cgil, Cisl e Uil continuano a chiedere che le risorse dalla lotta all’ evasione siano destinate al taglio delle tasse sul lavoro dipendente e sui redditi da pensione. Dichiara Susanna Camusso, segretario generale della Cgil: ”Se questo non avverra’, torneremo nelle piazze. Un Paese che va alla rovina non lo vogliamo. La legge di stabilita’ non va bene perche’ non affronta il tema fondamentale, ovvero il poco reddito disponibile di lavoratori e pensionati che e’ una delle ragioni della continua recessione”. In agitazione e’ pure l’Anci (l’Associazione dei Comuni italiani). Prende posizione il suo presidente, Piero Fassino: ”Fino a questo momento l’esame parlamentare della legge di stabilita’ non ha sanato il buco di 1 miliardo e mezzo di euro che, nel 2014, si produrrebbe nelle casse dei Comuni se la service tax rimanesse nella configurazione attuale”.

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