Mentre Bruxelles discute l’Italia expugnatur

Italia_bruciaDopo il fiscal compact e il two pack, Letta & c. discutono di nuove intese contrattuali con la Ue per le riforme di struttura.

 

 

ROMA – L’appuntamento è per giovedì a Bruxelles nell’edificio Justus Lipsius per il Consiglio europeo. L’ordine del giorno di cui discuteranno i capi di Stato e di governo dei 27 paesi membri prevedeva inizialmente la politica di sicurezza e di difesa comune, l’unione economica e monetaria, la politica sociale, nonché l’allargamento e l’energia.

Via via però che la riunione si avvicina l’elenco dei dossier sul tavolo dei partecipanti si allunga. Si discuterà infatti anche di unione bancaria (meccanismo unico di risoluzione), immigrazione (task force per il Mediterraneo) e competitività (misure per rilanciare crescita e occupazione). Di fronte ad un’agenda dei lavori così ampia, il timore della vigilia è che ancora una volta il Consiglio se la cavi con impegni generici o, peggio, con il rinvio delle soluzioni ai prossimi appuntamenti plenari del 2014.

E l’Italia come si presenta a Bruxelles? Fino a ieri non ci sarebbe stato da aspettarsi nulla. I nostri “sherpa” infatti, cioè i ministri Saccomanni e Moavero, avevano già fatto capire che non c’era niente da eccepire al percorso di integrazione europea in atto, né tanto meno da battere i pugni sul tavolo per allentare i vincoli che stanno ammazzando in culla i timidi segnali di ripresa in molti paesi membri. Anzi Moavero, il più fedele esecutore dei diktat comunitari, ha annunciato che giovedì e venerdì prossimi comincerà anche l’istruttoria  delle cosidette “intese contrattuali” che ogni singolo Stato potrà sottoscrivere con l’Unione europea.

Oggetto di questi “contractual arrangements” non saranno i parametri macro economici, come il debito sovrano e il deficit di bilancio, già completamente fuori dalla portata della nostra sovranità nazionale, ma i principali aspetti normativi e le riforme del sistema paese. Questo significa in pratica che se sottoscrivessimo quell’intesa contrattuale dovremmo concordare preventivamente con i funzionari di Bruxelles tempi e modi per il miglioramento di efficienza della pubblica amministrazione, per la semplificazione del quadro normativo, per la riduzione della durata dei processi, per l’apertura al mercato nel settore dei servizi, per la riduzione del carico fiscale. E se facessimo i bravi potremmo avere in contropartita un incentivo per ogni singola riforma basato su un non meglio precisato “meccanismo di solidarietà”.

Mentre dunque il Paese esplode di rabbia e la disoccupazione continua ad aumentare, l’Istat ci fa sapere che il 30% delle persone residenti in Italia l’anno scorso era a rischio di povertà o esclusione sociale (+1,7 punti rispetto al 2011 e +5,1 punti percentuali rispetto alla media europea). Secondo la definizione della strategia Europa 2020, significa che quasi un terzo delle famiglie italiane sopporta almeno tre delle seguenti condizioni previste per la cosidetta “deprivazione”: non riuscire a sostenere spese impreviste; avere arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette, debiti diversi dal mutuo); non potersi permettere una settimana di ferie in un anno; un pasto adeguato (proteico) almeno ogni due giorni; il riscaldamento adeguato dell’abitazione; l’acquisto di una lavatrice, o di un televisore a colori, o di un telefono, o di un’automobile.

Confidare che gli attuali governanti riescano a modificare il quadro fosco delle previsioni economiche è una scommessa persa in partenza, a meno che………..A meno che la new entry di Matteo Renzi non imponga d’autorità di riscrivere completamente l’agenda di governo e faccia capire che anche a Bruxelles è ormai giunto il momento di “cambiare decisamente verso”.

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