Acea 1: il remake della privatizzazione

aceaDopo il referendum del 2011, un emendamento del Senato ripropone la vendita delle azioni del Comune.

E’ iniziato questa mattina l’esame in aula del Senato del decreto ‘Salva-Roma’, licenziato ieri in tarda serata dalla commissione Bilancio in prima lettura e in scadenza il 30 dicembre. Ed è stata subito bagarre!

Un emendamento infatti della senatrice Linda Lanzillotta, di Scelta Civica, firmato anche dalla Lega Nord e, pare, da alcuni senatori di M5S, approvato dalla Commissione bilancio, prescrive che il Comune di Roma “dismetta ulteriori quote di società quotate in Borsa (leggi Acea, ndr) limitandosi a mantenere la quota di controllo”. Il Comune inoltre dovrà prevedere “licenziamenti per motivi economici” nelle sue società in perdita, nonchè liberalizzare il servizio di trasporto pubblico locale, di raccolta dei rifiuti e di spazzamento delle strade.
Presa visione dell’emendamento, in Senato e in Campidoglio si è scatenato contemporaneamente un putiferio. Il sindaco Ignazio Marino è preso di contropiede e, intervistato in margine a un convegno,dichiara: “”Io faccio il sindaco di Roma e questo è un problema che in questi minuti sta discutendo il Senato della Repubblica”. Sono le 13,25 e nessuno deve avergli ancora mostrato le agenzie che da ore battono le reazioni indignate di senatori e consiglieri comunali.

Ci vorranno due ore perché si riprenda e alle 15,29 emette un comunicato in cui afferma che “non si può mettere in alcun modo in discussione il risultato del referendum del 2011. Noi vogliamo che Acea resti in mano pubblica e puntiamo al rilancio industriale dell’azienda perchè si tratta di uno dei settori strategici della città. Quel referendum ha sancito la contrarietà degli elettori nei confronti della privatizzazione dei servizi pubblici locali. Chiunque pensi alla svendita del patrimonio pubblico, dunque, non troverà terreno fertile in questa Amministrazione, la cui posizione in merito alla possibile cessione di quote di Acea è dunque di ferma contrarietà all’emendamento votato in Commissione Bilancio del Senato”.

La maggioranza di governo fa quadrato intorno alla posizione del maggior azionista dell’Acea. “Ogni ipotesi di privatizzazione e svendita dell’acqua pubblica –  dichiara Svetlana Celli consigliere della Lista Civica Marino – va respinta con forza.  L’acqua deve rimanere un bene pubblico da tutelare e difendere, così come ribadito dagli italiani con un referendum. Alla privatizzazione dell’acqua pubblica è sempre corrisposto il peggioramento dei servizi e l’aumento dei costi. La priorità non è vendere ma investire sulla manutenzione della rete idrica, che registra una perdita media di risorse del 40%”. 

Altrettanto tranchant il giudizio dell’Assessore capitolino al Lavoro e alla Casa, Daniele Ozzimo: “E’ giunto il momento di affrontare seriamente e una volta per tutte il tema del finanziamento della Capitale del Paese senza cedere alla tentazione di scorciatoie non risolutive, oltre che dannose. Solo poco più di un anno fa il Partito democratico ha fatto una lunga battaglia di opposizione in Aula Giulio Cesare e nella città per evitare la svendita Acea e tutelare, così, i romani da qualsiasi privatizzazione di un bene pubblico come l’acqua. Il Pd ha più volte ribadito la necessità di mantenere sotto il controllo pubblico i servizi strategici della città e l’emendamento Lanzillotta sarebbe uno schiaffo a quanti hanno sostenuto questa battaglia”. 

Stessi toni e determinazione dal consigliere capitolino del Pd Dario Nanni, presidente della commissione lavori pubblici del Comune di Roma: ”L’emendamento presentato dalla senatrice Lanzillotta con il sostegno di Lega e M5S sulla privatizzazione di Acea e i licenziamenti nelle società pubbliche romane è una provocazione da respingere al mittente. La stragrande maggioranza dei romani, quasi il 95%, si è pronunciata contro la privatizzazione dell’acqua nel referendum popolare del 12 e 13 giugno 2011. Da quel pronunciamento e da quella posizione non intendiamo tirarci indietro. Che la Lega Nord non perdesse occasione per penalizzare Roma e i suoi cittadini non avevamo dubbi, stupisce però l’atteggiamento sconsiderato di M5S”.

E in effetti sull’atteggiamento dei grillini c’è un giallo, perché dopo l’annuncio della firma sotto l’emendamento Lanzillotta, il partito ha pubblicato una nota ufficiale in cui si dichiara “fortemente contrario alla parte dell’emendamento che prevede privatizzazioni di enti pubblici partecipati e licenziamenti per motivi economici. Sulla privatizzazione dell’acqua, nello specifico, il Movimento 5 Stelle ha sempre avuto una posizione chiara, coerente con gli esiti del referendum del 2011 . Non ci risulta infine di avere apposto la nostra firma sull’emendamento e chiederemo immediata rettifica”.

La dichiarazione più dura e circostanziata arriva in mattinata dal deputato del Pd Umberto Marroni: ”La senatrice Lanzillotta, che in tema di privatizzazioni non gode certo di buona fama, a mio parere commette, due grandi errori. Il primo quello di riproporre un’inaccettabile pregiudizio contro Roma, che ci si aspetterebbe più da un esponente leghista che da un ex assessore comunale. Inoltre anche il più ottuso liberista, oltre ad ammettere il fallimento delle politiche delle privatizzazioni nei servizi strategici, come dimostrano i casi Alitalia e Telecom, non svenderebbe mai (perchè di svendita si tratta) le aziende pubbliche in un momento di crisi. Peraltro ricordo alla Senatrice che l’Acea è l’unica società che garantisce dividendi al Comune, per cui la svendita del 20% comporterebbe un danno erariale alle casse capitoline. Mi auguro infine che l’assessore Improta, che dovrebbe occuparsi più del caos trasporti a Roma che di ipotesi di privatizzazione del tpl, tirato in ballo oggi sui giornali, si affretti a smentire una sua partecipazione all’operazione dell’emendamento ‘svende Roma’, un emendamento vergognoso che se il Senato non cambierà lo faremo noi alla Camera”. 

Il gruppo di Sinistra e Libertà del Senato è schierato compatto contro l’emendamento Lanzillotta. “Roma sotto tutela: è questo il senso dell’emendamento passato in commissione bilancio volto a privatizzare aziende di interesse pubblico come l’Ama e l’Atac e a mettere sul mercato altre quote dell’Acea. Non vorremmo che ritornino in campo gli appetiti dei soliti noti”. E’ il commento della senatrice Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto e dei senatori di Sel. Le fa eco il collega Massimo Cervellini, che definisce l’emendamento della senatrice “Lanzillotta, ex assessore di rutelliana memoria, già distintasi nella vicenda scellerata della privatizzazione della Centrale del Latte di Roma, un vero e proprio scempio in spregio alla chiara volontà di tanti cittadini che con il referendum sull’acqua pubblica si sono mobilitati, come anche nelle battaglie contro l’operazione di privatizzazione ordita da Alemanno dopo quindici anni di spa e l’ingresso sempre più arrogante dei privati”.

A difendere la collega di partito è rimasto l’indomito portavoce di Scelta Civica, Benedetto Della Vedova, secondo cui “sull’Acea si combatte un battaglia ideologica di retroguardia. L’emendamento Lanzillotta, che nel quadro di un’operazione di stabilizzazione prima e di recupero poi della grave situazione debitoria della Capitale, anche con ingenti risorse statali, impegna ad una ulteriore cessione di quote non di controllo della Società municipalizzata, è impeccabile e la sua approvazione doverosa per una maggioranza riformatrice”. 

Ad aggiungere un po’ di pepe alla vicenda ci pensa, con il suo solito tono insinuante, Dagospia che allude alla soddisfazione di Caltagirone e dell’altro azionista privato Gaz de France, per i quali “si apre la prospettiva di aumentare il loro peso nella società capitolina, anche se l’emendamento di Belinda Lanzillotta non compromette per il momento la possibilità al sindaco Marino di mantenere il controllo dell’azienda”.

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