Sgominata una gang della ‘ndrangheta

CriminalitaSullo sfondo del traffico di droga, il regolamento di conti tra clan calabresi. In carcere gli autori dell’omicidio Femia

 

 

ROMA – L’indagine condotta dagli uomini della Squadra Mobile romana, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia e dei Sostituiti Procuratori Francesco Minisci e Francesco Polino, della Procura della Repubblica di Roma, ha permesso di fare piena luce su uno dei più efferati regolamenti di conti tra cosche della ‘ndrangheta calabrese presente nella capitale.

Sono state infatti notificate in carcere tre ordinanze di custodia cautelare a Massimiliano Sestito, di anni 41, Francesco Pizzata, di anni 22 e Antonio Pizzata, di anni 25, tutti di origine calabrese. Il quarto uomo, Gianni Cretarola, era già stato arrestato a luglio scorso. Con l’arresto dei responsabili del feroce omicidio del boss Vincenzo Femia, avvenuto un anno fa a Castel di Leva alle porte di Roma, è stata così disarticolata una pericolosa cellula di ‘ndrangheta che alcuni esponenti originari di San Luca avevano creato nel corso degli anni nella nostra città.

In tal senso, il lavoro investigativo della Polizia ha consentito di far emergere elementi indiziari tali da poter ragionevolmente ipotizzare che l’omicidio Femia, commesso dai componenti del commando, sia stato commissionato da organizzazioni criminali appartenenti alla ‘ndrangheta calabrese e sia maturato a seguito di contrasti insorti nella gestione del traffico di droga.

Come si ricorderà, il ritrovamento del cadavere del Femia crivellato di colpi nella sua auto apparve subito agli investigatori come l’esecuzione mafiosa in piena regola di un ‘personaggio di spicco’ della criminalità romana, referente della ‘ndrina appartenente alla cosca di San Luca. Per arrivare all’individuazione dei mandanti e degli esecutori dell’omocidio, gli agenti della Squadra Mobile romana hanno dovuto sciogliere i fili della matassa dei vari clan calabresi che operano nella capitale, dopo aver scalato molte posizioni all’interno della gestione del traffico di droga a Roma. E sono proprio i fiumi di cocaina arrivati negli ultimi anni nella Capitale ad aver causato la spirale di violenza tra la seconda metà del 2010 e l’inizio del 2012, seguita da una fase di relativa ‘pace’, interrotta proprio dall’omicidio Femia.

Originario di Reggio Calabria, il boss risiedeva da molti anni a Roma nel quartiere di Montespaccato ed era sorvegliato speciale. Aveva precedenti per associazione mafiosa, traffico internazionale di stupefacenti, tentato omicidio e armi. Per anni i Femia erano stati i referenti della potente famiglia dei Nirta a Roma, poi l’affiliazione a quella di San Luca.

Suo padre Antonio, il “boss della Locride”, è stato un noto trafficante di droga e considerato ‘pezzo storico’ della criminalità organizzata in Italia, coinvolto in vicende di sequestri ma poi assolto. A prendere le ‘consegne’ del vertice della cosca, dopo l’arresto e la morte del padre, secondo gli investigatori, era stato proprio Vincenzo, in passato latitante e arrestato più volte.

Potrebbero interessarti anche