Arresti eccellenti per i rifiuti

malagrotta-sliderAi domiciliari Manlio Cerroni, patron di Malagrotta, Bruno Landi, ex presidente della Regione e alti funzionari

 

 

ROMA – Terremoto al vertice del grande business dei rifiuti di Roma e del Lazio. Su ordine dei pm romani Alberto Galanti e Maria Cristina Palaia, sotto la guida del procuratore Giuseppe Pignatone, sette persone sono state arrestate dai carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione regionale dei rifiuti. I capi d’accusa contestati agli indagati vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti alla truffa. Le indagini sono state condotte dai carabinieri diretti dal colonnello Sergio De Caprio, noto come ‘Ultimo’, e coordinati dal capitano Pietro Rajola Pescarini.

Tra gli arrestati la figura di maggior spicco è quella del “re della monnezza” romana, Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta. Con lui, agli arresti domiciliari sono stati tratti anche l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, gli alti dirigenti regionali Luca Fegatelli e Raniero De Filippis, gli uomini di fiducia del Cerroni Pino Sicignano, Francesco Rando e Piero Giovi.

La clamorosa inchiesta della Procura di Roma fa saltare un consolidato sistema di potere che per 30 anni ha gestito incontrastato il controllo della catena di comando dello smaltimento dei rifiuti, sotto la continua minaccia (reale) di lasciare la città eterna inondata di rifiuti. Sistema che, come si è visto oggi e come denunciato da anni, non poteva non reggersi su una fitta rete di omertà e collusioni con il potere politico e amministrativo.

La storia dell’avvocato Cerroni, raccontata in mille reportage ed anche in qualche fascicolo giudiziario, segue esattamente il copione del self made man. Partito dal piccolo paese di Pisoniano, in provincia di Roma, e approdato a Roma alla fine degli anni cinquanta, si fa notare per la sua intraprendenza e l’abilità nel relazioni politiche costruite tutte intorno alla sua dichiarata fede andreottiana.

Le sue fortune economiche cominciano invece con l’apertura  della mega discarica di Malagrotta che fino a pochi giorni fa ha ingoiato per un trentennio i rifiuti di Roma, di Fiumicino e della città del Vaticano. Il suo impero si è poi esteso via ad una miriade di società attive nello stesso settore della gestione dei rifiuti in tutta Italia ed anche all’estero, fino a mettere insieme un patrimonio sconfinato e impianti realizzati in mezzo mondo.

Negli atti dell’inchiesta ci sono le prove del potere esercitato dal Cerroni nei confronti del sistema politico e amministrativo che avrebbe dovuto esercitare l’indirizzo e il controllo sulla sua attività. Ne è un esempio l’intercettazione di una telefonata del 2010 tra Cerroni e l’attuale assessore regionale Michele Civita (a quel tempo assessore in Provincia, estraneo all’inchiesta) riportata in un’informativa dei carabinieri: “L’assessore, sebbene in un primo momento sembra tenere testa alle pretese dell’avvocato, alla fine soccombe dietro la paura di creare un problema igienico-sanitario simile a quello vissuto dalla città di Napoli, così come paventato dal Cerroni stesso”.

Con il proprietario di Malagrotta, come detto, sono finiti agli arresti domiciliari anche figure di primo piano della Regione, a cominciare da Luca Fegatelli, ex dirigente della direzione regionale energia e rifiuti fino al 2010 prima di passare alla guida del dipartimento istituzionale e territorio, benché indagato per associazione a delinquere e concorso in truffa ai danni dello Stato per la vicenda rifiuti, come riportato dall’Espresso ad ottobre scorso Per gli inquirenti sarebbe lui l’uomo chiave della strategia “cerroniana” in Regione.

Percorso analogo per Raniero De Filippis, fino al 2010 direttore del dipartimento del territorio, oggi  alla guida della direzione regionale ambiente e politiche abitative, con l’incarico prorogato in extremis da Renata Polverini e confermato dal nuovo presidente Zingaretti. Nonostante la Corte dei Conti lo avesse condannato a risarcire la Regione un danno erariale di 750 mila euro e nel 2002 avesse già patteggiato 5 mesi per abuso d’ufficio e falso ideologico per vicende legate ad una comunità montana di cui era stato commissario liquidatore.

Ma nello stesso contesto regionale, la notizia più eclatante è quella dell’incriminazione dell’ex presidente degli anni ottanta, Bruno Landi, craxiano di ferro, presidente di Federambiente Lazio, che ha ricoperto diversi ruoli nelle società dell’avvocato da Viterbo a Latina. Landi viene considerato dagli inquirenti il punto di contatto con quel mondo della politica che ha accondisceso a tutte le richieste del Cerroni.

Per gli altri arresti si tratta di Francesco Rando, uomo di fiducia dell’avvocato e gestore della Pontina Ambiente e della E.giovi srl che, insieme al Consorzio Co.la.ri., è tra le principali aziende dell’avvocato. Ai domiciliari anche altri due storici assistenti dell’avvocato, Pino Sicignano e Piero Giovi.

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