Marino-Don Chisciotte contro l’Acea

Acea_sliderLa nomina del capo delle relazioni esterne usata come “cavallo di Troia” per espugnare il cda

 

 

ROMA – All’Acea siamo ormai al redde rationem. Dopo l’Ama, per la quale si attende solo la nomina formale del nuovo vertice aziendale, il sindaco Ignazio Marino sposta il tiro sull’Acea e porta l’affondo contro il presidente Calabresi e (qualcuno insinua) contro il socio “pesante” Francesco Gaetano Caltagirone.

Il pretesto è stato fornito al primo cittadino da un’interrogazione dei consiglieri comunali Pd Valeria Baglio e Marco Palumbo che contestavano la recente nomina del nuovo capo delle relazioni esterne e della comunicazione aziendale. A seguito di tale atto, il Sindaco ha inviato al Presidente di Acea S.p.a., Giancarlo Cremonesi, una richiesta di chiarimento urgente in merito alla nomina nell’ultimo Cda del manager esterno, Stefano Porro. “La nomina, se confermata, sarebbe avvenuta nonostante il reintegro in azienda di un dirigente, il dottor Maurizio Sandri, precedentemente a capo delle relazioni esterne e comunicazione, in conseguenza di una sentenza del giudice del lavoro, che ha annullato il suo licenziamento, considerato discriminatorio e persecutorio”.

Nell’interrogazione dei consiglieri Baglio e Palumbo, si ricorda che “più volte il sindaco di Roma Ignazio Marino ha ribadito ai vertici Acea di non procedere con nuove assunzioni, nomine e con riorganizzazioni aziendali senza che fosse discusso prima con l’amministratore comunale, che possiede il 51% della società, il piano aziendale”.

A dar fuoco alle polveri c’era stato anche un articolo de Il Corriere della Sera, a firma Sergio Rizzo, fortemente critico nel confronti della gestione delle aziende municipalizzate, Acea compresa. La colpa degli attuali amministratori, secondo l’inchiesta, starebbe nella gestione poco redditizia dell’attività e nell’eccessiva autonomia delle scelte aziendali rispetto al socio di riferimento, cioè il Comune di Roma con il suo 51% del capitale sociale.

Dall’azienda si fa sapere in particolare che, oltre alla piena disponibilità a fornire tutti gli elementi richiesti dal sindaco, il Sandri è stato già reintegrato nell’organico dell’Acea nello stesso ruolo che ricopriva prima del licenziamento, così come prescritto il 13 dicembre scorso dal giudice del lavoro. Qual’è quel ruolo? Gli interroganti (e il sindaco) sostengono che sia quello di capo delle relazioni esterne. L’Acea invece fa notare che a Sandri è stata riconosciuta “la stessa posizione che ricopriva prima del licenziamento, cioè a disposizione del direttore della comunicazione”.

In effetti Stefano Sandri nel 2008 fu sostituito alla guida delle relazioni esterne della municipalizzata da Pierguido Cavallina, successivamente scomparso, ed è rimasto per tre anni a disposizione del direttore. Nel 2011, a seguito di una visita fiscale dall’esito negativo, l’Acea decise di licenziarlo, con provvedimento ora annullato dal magistrato.

Ma questi sono evidentemente i motivi strumentali di un conflitto tutto politico che oppone il sindaco alla “sua” multiutility. Insistendo infatti su queste contestazioni, l’amministrazione capitolina non sembra destinata ad andare molto lontano.  E ciò non solo perché la gestione aziendale, rispetto al passato, ha cominciato a dare risultati economici tutt’altro che trascurabili, ma sopratutto perché, in quanto società per azioni quotata in Borsa, è soggetta a tutta una serie di vincoli e di procedure non aggirabili, neppure dal socio di maggioranza.

L’assemblea dei soci infatti delibera sulle materie riservategli dal codice civile (approvazione del bilancio, nomina degli amministratori, ecc.), mentre sugli atti di gestione della società può intervenire se sottoposti al suo esame dagli stessi amministratori, come più volte ribadito dalla Corte di Cassazione. Non sarà dunque la nomina di un dirigente a fare da “cavallo di Troia” per espugnare il consiglio di amministratore dell’Acea. Il confronto sugli indirizzi strategici e gli obiettivi industriali dell’Acea, se vorrà essere serio e proficuo,  dovrà essere condotto su tutt’altro terreno.

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