Bocciato Padoan al Senato, risorge in Cdm

Padoan-sliderLa proposta del capo economista dell’Ocse per la presidenza dell’Istat non raggiunge il quorum

 

 

ROMA – Il 2014 non è iniziato sotto la buona stella per il governo Letta. Dopo le punzecchiature quotidiane di Renzi, le impuntature degli alleati Alfano&C. sulle coppie di fatto e l’immigrazione, adesso deve pure incassare l’oltraggio della Commissione affari costituzionali del Senato che gli ha bocciato la candidatura del prof. Pietro Carlo Padoan a presidente dell’Istat (stamattina il governo è andato sotto anche alla Camera su un emendamento alla legge comunitaria).

Probabilmente Letta si illudeva che l’autorevolezza del capo economista dell’Ocse avrebbe fatto premio sulla sua dichiarata connotazione politica, superando così i dubbi dell’opposizione. Ma già alla vigilia del voto in Commissione tirava una brutta aria. C’era infatti bisogno del voto favorevole dei due terzi dei componenti della Commissione, cioè 18 voti su 27, mentre la compagine governativa (Pd, Ncd e Scelta civica) poteva contare su 13 voti sicuri, forse 15 con l’aiuto di Sel e del Gruppo per le autonomie. L’unica speranza dunque di Letta era che Forza Italia arrivasse in soccorso del governo, magari barattando l’aiuto in cambio della poltrona di direttore generale dello stesso Istat, lasciata libera a settembre scorso da Maria Lucia Carone.

Ma le cose non sono andate così. Quando la presidente della Commissione affari costituzionali ha messo ai voti la proposta governativa di Padoan si è capito subito dove sarebbe andata a sbattere. Il senatore Bruno (FI-PdL) infatti ha reclamato la necessità di più vaste consultazioni per conferire l’importante incarico di presidente dell’Istat. “Una condotta orientata a maggiore prudenza avrebbe potuto fugare il dubbio che, nella scelta del professor Padoan, abbiano potuto prevalere ragioni di appartenenza politica, considerando che, come emerge dal curriculum, risulta che il candidato ha ricoperto incarichi rilevanti nella fondazione Italianieuropei, notoriamente riferibile all’onorevole Massimo D’Alema”.

In questo modo, scontato il voto contrario del Movimento 5 Stelle, quando si è andati al voto il risultato è stato: 17 a favore della proposta governativa, 5 contrari e 1 scheda bianca. Un voto in meno dunque del quorum richiesto (sono 27 i membri delle Commissione) e di conseguenza la candidatura dell’incolpevole Padoan è stata bruciata.

Adesso occorre ricominciare tutto daccapo, con una candidatura tutta nuova per la presidenza dell’Istat. E dopo lo scivolone, c’è già chi sconsiglia di ricorrere nuovamente al serbatoio dei funzionari italiani negli organismi internazionali, dove gli ultimi governi hanno già pescato abbondantemente, a cominciare dall’attuale ministro del Lavoro, Enrico Giovannini (Ocse) al commissario per la spending review, Carlo Cottarelli (Fmi). Oltre che per un anacronistico provincialismo, lo sconsiglierebbero anche gli scarsi risultati raggiunti.

Colpo di scena: al Consiglio dei Ministri di oggi (venerdì 17 gennaio, ndr), su proposta del ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, è stato confermato l’avvio della procedura per la nomina del prof. Pietro Carlo Padoan a Presidente dell’Istat, al fine di acquisire un nuovo parere della Commissione affari costituzionali del Senato della Repubblica.

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