Pit-stop dell’Agenda digitale alla Corte dei Conti

agenda_digitaleAll’esame della Corte lo statuto dell’Agenzia e il decreto di riordino del Mise

 

 

ROMA – I passaggi burocratici – direbbe Eduardo – non finiscono mai. Dopo il “parto” tormentato dell’Agenda digitale, tutto è di nuovo fermo in attesa che la Corte dei conti dia il suo benestare allo statuto dell’Agenzia e al provvedimento di riordino del ministero dello Sviluppo economico. La Corte dovrà dunque valutare la sostenibilità finanziaria dei provvedimenti senza i quali l’Agenda rischia di andare in stallo.

Nello statuto viene confermata l’impostazione dell’Agenzia alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio, con un organico di 130 persone. Attualmente sono 100 i dipendenti a disposizione dell’Agenzia, provenienti da due enti, DigitPA e Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione. Com’è noto, nelle more dell’approvazione definitiva, il presidente in pectore dell’Agenzia, Agostino Ragosa, firma formalmente gli atti societari in qualità di commissario della Presidenza del Consiglio e non di direttore dell’Agenzia. Un escamotage che comunque ha rallentato, ma non stoppato del tutto, l’attività dell’Agenzia.

Anche per quanto riguarda il Dpcm del Mise, il testo è stato inviato la scorsa settimana e il via libera dovrebbe essere dato entro fine mese. L’attuale versione è frutto di una seconda elaborazione di Zanonato e del suo staff. L’edizione originale infatti prevedeva il mantenimento del Dipartimento Sviluppo e Coesione Economica (Dps), mentre gli altri tre Dipartimenti (Comunicazioni, Energia e Impresa) sarebbero stati accorpati in un unico Dipartimento sulle politiche industriali. Erano poi previste, 4 direzioni incardinate al di fuori dei dipartimenti che dovevano trattare rispettivamente i le materie del personale e bilancio; beni e servizi; incentivazione delle imprese; vigilanza su cooperative, imprese ed enti in house.

Ora invece si prevede la “scomparsa” degli attuali dipartimenti e la distribuzione di competenze e funzioni tra le 15 direzioni generali. Il decreto abolisce anche il dipartimento delle Comunicazioni che gestisce il piano nazionale banda larga, il progetto “fondante” dell’Agenda stessa.

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